Creatura tra creature.

Mi racconti l’ultima storia che ti ha portato il mare?

Messaggeri tornano d’altre regioni a raccontare…

Ed io lo so… tu sei lì e sai ascoltare…

Oh tu creatura tra creature

di salsedine e muschio hai le ginocchia dure

ad assaggiare il mormorio delle onde

narrare storie d’altre storie di mille vite scorie

e tu ne fai lacrima e sorriso

nell’incanto del vento che ti accarezza il viso.

Na’ sgommata.

Vulesse ‘o tiempo inutile e’ nu juoco.

Nu girà attuorne attuorne senza scuorne.

Ammagare cu sfizio dinto all’uocchie

nu colore, n’addore, che saccio, na’ luce…

Na’ risa senza mutive

liegge liegge comme na nuvola estiva…

Nce vulesse nu poco d’alleria

ma addò a truove miezo a sta follia?

‘A follia e’ na vita sfrantummata

vulesse na’ svolta, d’orgoglio na sgommata.

Posso io estirpare la spina dal cuore ferito?

Posso io estirpare la spina dal cuore ferito?

Non sono chirurgo e se sono angelo sono smarrito.

Oh si, avessi io ali per soffiare via il dolore

nelle notti stinte dove si rammenta amore

e accompagnare nel vento le foglie secche

le foglie secche dei pensieri grigi e oscuri…

Oh vorrei sussurrare la formula del beneficio

quale mago d’alchimia benigna

estirpare via il veleno distillato d’antico maleficio.

Ma non sono altro che un acrobata di parole dismesse

nella danza di pii desideri e di infantili recessi…

Lascerò tuttavia una carezza di respiro

al mio angelo dormiente dentro il soffio dei versi

nel cosmo lontano lontano dai battenti pensieri perversi.

Inesorabile gabbia.

Del dolore ed altre dure pazienze

non son chiare la natura e le essenze.

Inesorabile gabbia

di cui non hai chiave ma cognizione

e sei privo del respiro di un’azione.

E in memoria cerchi strati di fuga indegna

laddove pensi che viva libertà che regna.

Inesorabile gabbia…

Oh tu che leggi regalami la lima di un sorriso

un angelico inganno che suoni paradiso.

Ed io amo

C’è già un oltre in tutto,

non c’è bisogno di sognare mondi

c’è già un oltre in tutto.

Di tra il fogliame trasparenze cantano

anime silenti trasfigurano e danzano.

Ed io amo…

siccome spirito lieve

che ad ogni fonte pura beve…

C’è già un oltre in tutto.

Se tu sospiri, anima cara, l’istante

carezzi di natura il mio cuore amante.

Nel quid d’alone di mistero

s’annidano il qui e l’oltre invero.

Bolla fetale.

Al confine tra l’essere e il nulla

danza d’orrore una culla,

vi piange il bambino primigenio

smarrito nel cosmo silente…

“Perché mai? Perché mai?

sono morto e non vedo niente?”

Dei beffardi ne ridono nascosti

forse perché dimenticati…

Forse perché non sono più nostri.

E vaga nel buio questa bolla fetale

nel limbo sospeso del mai morto mai nato

e si chiede…

“Quando e se ricominciare m’è dato?”