Il romanzo è altrove

Mi inerpico in lettura

sino a graffiarmi l’anima:

di luce e di lordura

attraverso, lacrimando,

gli occhi.

Sicché ogni pagina

che io tocchi

di mia vita in versi

si faccia sbocchi.

Ma il romanzo è nel Bios

che non seppi rallentare,

l’ansa giusta modellare:

bagno le dita e sfoglio…

ma non è ciò che voglio.

 

Come un Antigone

Come un Antigone

scavi la terra

alla ricerca di un’origine;

come un Antigone

urli il tuo no

a gran voce

contro ogni nomos atroce.

Ed io sarò il tuo Emone

nel coraggio di seguirti

in ogni tua

vitale negazione.

 

M’è urgente

M’è urgente, m’è urgente

aprire le vie

tra il cuore e la mente.

M’è urgente, m’è urgente

ascoltare

la mia pelle e ciò che sente.

M’è dolore

la tua carezza assente,

m’è calore

pensarla presente.

 

 

Il sogno di un drago

Riscrivo in lingua, con qualche contaminazione, Questo frammento d’operina che già pubblicai in dialetto…mi piaceva ritrovare altri suoni…

 

Ho fatto un sogno:

Mi ritrovavo in una desolata caverna abbandonata,

umida e scura, la casa del diavolo, un antro infernale.

Un’ossessionante gocciolare d’acqua e gelo, tanto gelo;

ed io accucciato contro una parete di ghiaccio,

sentivo vibrare, fremendo di terrore, tra le mie spalle,

due ali…

In che razza d’animale m’ero trasformato?

‘o ciato… ‘o ciato ( fa il segno) come dite voi…il respiro che mi usciva dalla bocca,

fumava…fumava…

e si faceva condensa, bianca, come un cristallo lucente.

Poi, come si dice? Bello e bbuono… nel bel mezzo del sogno,

ci fu come un salto…

e io mi ritrovai a volare, per il cielo, di notte…

e giù…giù sotto…vedevo le luci di mille e mille casette…

Dispiegai (compie il gesto) arapette…(ride lieve) le mie ali da uccello…

ma… Madonna! Non ero un uccello!

Fu allora che vidi la mia ombra proiettata sulla terra:

Un drago! Un Drago! Na’ Bestia de paura!

Ma non provai angoscia… anzi…

Tirai su un bel respiro…‘o ciato! Da quelle fauci mostruose

cominciai a buttar fuori fuoco e fiamme…

Non so, non so perché mi venne di farlo,

ma bruciai corpi e corpi di tanti figli di dio…

li vedevo scappare come formiche impazzite

ma io non mi placavo…

Ah…la mia testa, la mia testa di drago

mi diceva che dovevo trovare

quella creatura giocosa di un tempo,

l’avevo smarrita…

quella creatura che non aveva ali e fauci di drago…

nulla…

Poi così come m’era uscito il fuoco

belle e bbuono se stutava…puf…si spegneva…

e il gelo mi attanagliava la vecchia pelle…

e volavo , volavo nella tormenta notturna,

ma era il volo di un cadavere, di una mummia…

finché mi ritrovavo nella caverna di ghiaccio.

Che significa? Ditemelo, p’ammore e’ Ddio!

Ecco…ora mi sembra d’essere nella stessa tormenta del sogno…

ma io non sono più un drago…in questa veglia di gelo

Non mi resta altro che questa vecchia carcassa d’uomo.

Un tatto di sguardo

Un tatto di sguardo,

archiviato

in perenne sinapsi

s’è fatto dardo

tra le pieghe dei miei sogni.

M’è così che l’io-tu degli occhi

s’è fatto corpo, nella mia mente,

dei tuoi cari, ficcanti, tocchi:

tocchi di sguardo,

intreccio di sensi,

che, in corteccia,

m’infiamma si’ che brucio ed ardo.

Ti aspetterò

Ti aspetterò dove sai

quando questo mondo

vorrà in pazzia finire;

Ti aspetterò, tremando,

per le passioni d’orrore;

ti aspetterò pronto

con te a svanire

in un biondo campo di fiori

all’imbrunire.