M’accarezzo

M’accarezzo di vento,

sereno, mite e a stento:

m’avvedo dell’ondeggiare

a me caro

e sento il fastidio andare.

Lenire, così, di silenzio lo sguardo

mentre, nel meriggio m’attardo;

di silenzio si può morire

nel silenzio ci si può sopire

Lontano dall’agio

Vi vedo, mani fertili, accarezzare

quel dolore della vita nel mare;

Vi vedo, occhi di compassione,

assumere la gioia e del patimento

e l’emozione…

Vedo carità e grazia

che s’espone ad ogni contagio

lontano da dove la vita è agio.

Bimbo…bimba.

Bimbo, bimba, nel tuo petto,

il respiro della gioia;

Bimbo, bimba, nei tuoi occhi,

non ha scampo la noia.

Ti scruta, bimbo, bimba, a volte,

tra il sorriso e gli occhi,

lieve e dolce, la malinconia,

ma tu la sbaragli,

e in pianto e gioco, la mandi via.

Bimbo, bimba, se t’adocchia l’orrore

chiamerò, accanto a te, l’angelo d’amore.

Matematica emotiva

Minimo comun denominatore

è la parentesi breve d’ogni amore;

poi subentra l’equazione

della massa che si fa energia

finché ogni passione ti porta via.

Se ai sensi oscuri, si potesse dar la luce,

come la scienza che al calcolo conduce,

l’algebra del meno e del più

farebbe ogni storia meno truce.

Atomi amanti

Entrare, come un sibilo di vento,

negli anfratti di un animo spento:

esser soffio d’aria e calore

negli interstizi,

impervi, di un perduto amore.

Immateriale pulviscolo di sensi,

ecco

cosa vorrei fossero i miei pensieri densi:

non suoni, non balbettii stravaganti,

ma solo respiro d’atomi amanti.

Un’ombra

Sai, cara, perché da te mi tengo distante?

Perché d’ogni mio spazio ingombra,

un’ombra, d’ogni mio passo il quadrante.

E l’ombra, la mia ombra, offusca la luce,

offusca calore e, nei bordi di follia,

in danza urbana e tribale mi tritura e conduce.

Un’ombra, sai, da te non si stacca, di te si nutre

e pure quando il buio la rintana in te si cuce.

Come dire tutto questo a te, mia unica luce?

 

Il fior della demenza

Morire, dormire, sognare, forse…

In stati allucinati di coscienza

rinuncio ad intendere

il fior della demenza…

Giochiamo, allora, a rimpiattino,

ciascuno chiuso nel suo nascondino,

senza farsi più mielose fusa

che più non regge la mente confusa.