Epoche e mondi.

Epoche e mondi posso trovarli nei tuoi occhi profondi.

Quali anime che si inseguono nella teoria del tempo,

fluttuiamo in vertigine, trasmigranti luci,

siccome spore di vita tra comete e pianeti rotanti.

Angeli, noi siamo, incarnati in quest’istante d’esperienza,

ma basta uno sguardo oltre confine,

per riconoscere che di noi non possiamo far senza.

E dunque io sento che nel giro di questo eterno vagare

torneremo mille e mille volte ad esperire questo amare.

L’ultimo fiore.

Cos’è mai l’assenza

se non quello che tu stesso hai svuotato.

I petali della giovinezza

non si strappano in pochi istanti

decadono

negli anni di primavere distanti.

E così il profumo d’ogni fiore perde l’essenza

e tu, di quel giardino,

non hai curato a fondo la semenza.

Non puoi piangere sul terreno sarchiato

dove tu stesso hai fatto sfiorire

l’ultimo fiore colorato,

che, pur sfiorendo, ti ha amato.

Franz, per sempre.

Fragile di vetro smeriglio

è questo strano nome,

non è di piuma,

ma d’opaco salvataggio.

Mi nacque in gioco di scrittura,

un segreto sogno contro la paura

e mi si appiciccò invadente

come suono d’un’anima suadente.

Ma quel ch’io sono

tra le crepe di questo suono

tu che leggi saprai scorgerlo

nell’attimo fuggente dell’abbandono.

In altro mare.

Cosa può una carezza di mare?

può darti pausa.

Cosa può quel vento lieve portare?

Può vagheggiare il tuo andare.

Sai, amore, ho socchiuso gli occhi

ed ho lasciato le onde danzare.

In alto mare, in altro mare.

Un ritorno eterno.

Tu sola conosci la pelle del mio dolore.

Questa scorticata carne

che seppe rifiorire in amore…

Tu sola conosci

il contrappasso del mio cerchio infernale

tu sola sai che è dannazione

che fa male, assai male.

Ma a volte, lo sai, da questa Malebolge

vedo spicchi di cosmo

e a lui sereno il mio sguardo si volge.

Oh, dal chiuso chiuso del mio inferno,

scrivo versi

carezzando un ritorno eterno.

Paradiso perduto?

Angeli senz’ali disposti a tutto.

Due amanti in solida terra

rinunciano al volo

abbarbicati tra viscere e suolo.

Oh, la lezione del serpente

l’abbiamo imparata…

il frutto del sapere ha il sapore acre

d’esaudire ogni volere…

come quando d’amplesso in gioia selvaggia

si lasciano andare, gli amanti, tra i sassi e la spiaggia.

Lo sanno bene che risarcirà il dolore,

la perdita d’un paradiso di inganno,

ogni atto disordinato d’amore…

E gli amanti si disegnano negli occhi

il bagliore d’ogni primigenio colore,

assaggiando le mele del peccato tra le bocche e nel sapore.

E ‘o calore…’o calore…

Sta canea e’ calore m’arravoglia ‘o core.

Mo’ vulesse sta ccu te sotto na verzura,

ammagare

‘ncoppa a n’isola sperduta miezo ‘o mare.

Ma cu sta canea

oggne voglia scumpare

e no nu desiderio o nu ricordo

te cunsolano sta pelle c’abbrucia.

Sarrà sta solitudine c’aggio spusato,

a mancanza e’ nu vero ciato amato,

ma stu sole impietoso m’ha avvelenato.

Memoria di un dannato

‘Nfino a mo, a quanne so’ nato,

quante vite aggio lassato?

Nc’esse fatto na’ via sulo e’ bellezze,

ma nce stanne muntagne cu tante asprezze.

Mo mme trovo comme a Dante all’inferno,

‘e vulesse visità tutte a cerchio a cerchio.

Ma nce sta nu Cerbero ca se chiamma “presente”,

abbaia e morde e nun me fa vedè cchiu’ niente.

Canterò…

Io lo so, canterò all’infinito

sino a quando ogni veleno

sfuggirà dal battito del mio dito.

Canterò ogni finestra d’uscita,

l’affaccio al mondo,

sino a quando sarà finita.

Canterò al meriggio che chiama la sera,

in questo ripetere d’andare di sfera.

Canterò nell’alternarsi delle ore,

canterò,

anche in silenzio, sentieri d’amore.

Variabili infinite

Non è che di vita c’è solo una stanza.

Se tu sei disposta,

apriremo stupore di porta in porta.

Oh, gli anelli di sequenze son piccoli gesti,

sfumature sensibili oltre i piccoli dissesti.

Con coraggio giocoso,

ripercorriamo i sentieri a ritroso

scoprendo, variabili infinite,

tutte le sorprese della nostra e d’altre vite.