Declinare…

Declinare parole di vita

in questa piazza buia

sospesa, infinita.

Declinare il dolore sommerso

sotto questo cielo/soffitto perso.

E respirare un suono gentile

in questo gelido avvento d’aprile.

 

una lacrima per ogni quercia.

Donate, foglie, nell’ora del dolore,

un nuova fotosintesi d’amore.

Cadono nel tonfo cupo

antichi rami di quercia

e di tanto scempio piange la foresta.

Nelle città voraci si recidono radici

e nel cemento crudo

non nascono fiori alla memoria

chi saprà mai raccontare questa storia?

Io forse lo so…

Gli occhi di un bambino,

nella lacrima del nonno andato,

doneranno un pensiero d’amore,

che si farà nel bosco rugiada

acqua

che irriga l’anima d’ogni quercia caduta.

S’io fossi…

S’io davvero fossi un poeta

saprei narrare il segreto dei tuoi occhi.

Non userei parole,

ma corolle di suoni in colore.

S’io davvero fossi un poeta,

declinerei metafore che ti vestano d’argento

e se fossero umili figure

ne costruirei altre cento.

S’io davvero fossi un poeta,

costruirei scale nel vento

per rubare alle nuvole ogni celeste accento.

S’io fossi davvero un poeta

ti regalerei un eterno suono…

S’io fossi, ma non lo sono

ed al pensiero di te m’abbandono.

Urbi et Orbi.

Urbi et Orbi

Il crocifisso è all’angolo di strada.

Urbi et Orbi

La piaga è lo sguardo offeso

d’un palmo nudo al vuoto steso.

Urbi et Orbi

La pietà non conosce il seno della madre

né genuflesso dolore,

ma solo il rattrappito corpo

d’un povero cristo che muore.

Urbi et Orbi

L’acqua non è santa

ma è pioggia sotto i portici al gelo

Urbi et Orbi

se lì c’è casa io lo so chi sarà assunto in cielo.

 

Sotto la terra spingono steli.

Pallida primavera invernale

fai coltre di silenzio

quasi metafora d’un avanzare del male.

Vedo foglie appassire

e i colori dei fiori sbiadire,

pur pallido vorrei vedere il rinverdire.

Io lo so,

solo sei avviso d’un gelo di morte,

ma sotto la terra spingono steli

che frangeranno i neri veli

e luce sarà per gli esseri della terra e dei cieli.