Il canto dell’infanzia

O’ muntone, o’ muntone

salta salta

a cavallone,

l’un sull’altro abbarbicati

stracciatielli e sudati.

Crolla il corpo di bisonte

perché al peso

non fa fronte;

e si ride a crepapelle

infra faville

e fiammelle.

Come gli occhi di bambina

da portare sulla panchina

mano a mano

fricciarelli

che non ci vedan

tutti quelli…

gira gira

mesta mesta

sorride ai bimbi

quest’anima

al rammentar

desta.

47 risposte a "Il canto dell’infanzia"

      1. de gustibus…potevo metterci giro giro tondo quanto è bello il mondo…ecc ecc. comunque amici cari senza stockausen tanta musica rock di strumentazione elettronica non avrebbe avuto padri…va ascoltata ad occhi chiusi o al buio…fantasmi si…ma di anime infantili comunque nun me ne fotte a me è cara e ho spiegato nel commento dove nasce il legame coi versi…come siete costumati (e ribadisco, a scanso equivoci “costumati”) nell’ascolto della musica…e se vi proponevo cage? mi bandivate dalla rete?…ahhh fanciulli fanciulli! che dire tenetevi la dimitrova come mal di pancia…io preferisco Stockausen senza offesa, a prescindere… 🙂

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      2. non mi hai offeso…hai offeso la tua elasticità estetica, la tua educazione all’ascolto (ne hai tanta) prova riascoltare come suggerisco…poi tu sei stata diretta immediata e cosi non può mai nascere offesa, cara. Non c’era punta di gratuito sarcasmo nel tuo commento. un abbraccio

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    1. ah ah ah ovviamente no, spiritosone…ma lo ascoltai che avevo 17 anni e con un gruppo d’ascolto di vecchi compagni di infanzia e quei flussi di voci sospesi nel vento elettronico ci commossero…erano anni d’utopia…poteva accadere anche questo…da allora associo il gesang ai ricordi di infanzia…

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      1. no solo una indelicatezza congiunta tua e del buon giorgio…ma non prendiamoci troppo sul serio…io amavo ascoltare le bande che suonavano nelle casse armoniche nei paesini e in città…impazzivo per la tempesta rossiniana del guglielmo tell…e dirigevo mimando su un qualsivoglia rialzo riuscivo a trovare… 🙂

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  1. piccolezza mia infantile a parte che, ahimé, ascoltavo lo zecchino d’oro… penso che possa animarsi un ‘arsenale delle apparizioni’ dall’incrocio che hai fatto tra i tuoi versi ‘galoppanti’ e la musica di Stockhausen…
    non me ne vogliate se durante l’infanzia ascoltavo solo lo zecchino d’oro, Iglesias (come si scrive), Cutugno, Beethoven e Mozart… poi Bach…

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  2. Probabilmente hai ragione Franz. Questa musica va ascoltata ad occhi chiusi e al buio, con percezioni che rimandano ad altri tempi. Non te la prendere anche con me se dico che anche io da bambina ascoltavo lo zecchino d’oro.
    Vabbè, a parte questo…fragile la figura della bambina. Un sorriso. Lila

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    1. ma non è mica un peccato ascoltare lo zecchino da bimbi, io ti posso cantare a memoria 44 gatti, per esempio…l’equivoco nasce dalla battuta infelice di giomag59 che ha equivocato ch’io ponessi quei suoni come memoria della mia infanzia…nonostante nel primo commento spiegassi il senso dell’inserimento. spero di essermi spiegato…per il resto laciamo in pace l’adorabile mago zurli e il coro dell’antoniano che è un’istituzione serissima…ok?

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      1. eppure il rock metallico ha qui il suo gene di nascita…quelle che noi oggi chiamiamo sintetizzatore tastiere elettroniche..ecc…sono state sperimentate, per primo da Karlheinz Sockausen, credimi

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      2. e comunque stockausen è considerato il bach della musica elettronica comunque le sue so sinfonie…elettronica, da elettroni, particelle che reggono il cosmo con la loro forza negativa…bach toccava il cosmo con il geniale contrappunto…Il vangelo secondo Matteo è sublime…Sockausen in kontact ad esmpio lo insegue nonbanale (se ricordi fa da colonna sonora al viaggio verso Giove in 2001 odissea nello spazio di Kubrik…

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  3. Vabbè, dai, ormai è risaputo che faccio solitamente io la parte della saputella… ah ah… scherzi a parte: avrei voluto indicarvi alcuni scritti abbastanza semplici, ma che ben illustravano il componimento di S., ma non me li ritrovo su questo pc, quindi vi invio l’ormai classico link di rimando a wikipedia e un articolo più dettagliato per chi volesse andare un po’ più dentro lo specifico musicale. Ci tengo a sottolineare che il brano che avete ascoltato è, almeno per quel che ne so e per quel che dice a me, un brano post-catastrofe: io ci sento voci bambine che danzano oltre lo strazio dei lager nazisti. Non sono certissima di quel che dico, ma la mia percezione è quella. E oggi ci sento le voci di tutti i bambini, vivi o morti, che passano ogni giorno tra mare e terra e… scusate mi fermo che ho fatto già un piccolo sforzo fisico a inserire questo commento.. mi abbandono alla notte sperando inalba ancora…
    https://it.wikipedia.org/wiki/Gesang_der_J%C3%BCnglinge_im_Feuerofen
    http://it.scribd.com/doc/106786055/Tesina-Musica-Elettronica-I-Studie-II-Gesang-Der-Juengling-e-Kontake#scribd

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    1. Si, esatto Dora i bimbi balzano dalle fornaci come voci nel vento e le stesse voci le potremmo ascoltare provenire oggi dal fondo del nostro antico mare…la liquidità corrosiva dell’elettronica di Stockausen sembra evocarle profetico… Ti ringrazio Dora Cara, perché mi hai aiutato a trasferire questo ricordo dal privato, dall’intimo all’epico al collettivo…grazie preziosa amica…

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    1. io ascoltavo il guglielmo tell di rossini in particolare la tempesta…a Stockausen son arrivato alle soglie dei 18 anni, come ho sottolineato…perchè le voci dei bimbi il canto della gioventù in fornace…il flebile brusio di vite che danzano comunque dopo la catastrofe ci riportava ai tremori e al panico dei bimbi…spettrale epotente

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      1. Sei un vero appassionato! A diciotto anni ascoltavo ancora musica progressiva e jazz. Anche Cage non è male. 4’33” ad esempio secondo me vera e propria musica sperimentale. Devo prendere il CD di Stockhausen. Mi stimola tante riflessioni e pensieri. Viaggio nel tempo. Buona notte, Franz.

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