Crudèl dettato…

Poss’io in gemiti frementi

gorgogliar il mio canto strozzato?

poss’io urlare al di quà a mozzafiato?

Silente ronzio mi resta

se il canto m’è negato.

O creature vocianti che

in cielo e in terra d’amor

cantate, mute

al dunque vi state,

che in solitudine,

qual rosignòl che si soave piange,

crudèl dettato vi spinge.

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46 thoughts on “Crudèl dettato…

      1. penso ognuno di noi, per quanto sia difficile, deve ‘inventare’ (trovare) faglie tra i dolori e uscirne, nei limiti del possibile, almeno evitando di autoaffliggerci. Non so se riesco a spiegarmi. E’ difficile, certo, ma se uno resta ad aspettare che le cose cambino da sole, ciò non sempre accade, forse quasi mai; non ci si deve adagiare nel dolore o s’affonda senza manco affogare, quindi senza oblio.
        scusa la durezza, ma è un pensiero che ripeto a me stessa ogni giorno e non so se può esserti utile rispetto alla tua diversa situazione di dolore, perché “il dolore è sempre personale” anche quando lo si racconta o condivide ad altri da se. Io la penso così.
        Buona serata, Franz
        spero di esserti stata, non d’aiuto che sarebbe impossibile per me, ma di incoraggiamento a non abbatterti mai.
        Non abbiamo governo sulla durata delle singole vite per permetterci il lusso d’abbatterci. Mai.
        riscusami per la durezza.

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      1. Il punto caro Franz è che nella vita ci sono momenti in cui il dolore urla dentro. Sta a noi capire da dove ci arriva il dolore ed elaborare. Dora ha ragione, la vita ci offre una sola possibilità …
        Non voglio farti la predica però …

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      2. Vedi lila, qua a furia di elaborare, appunto la vita se ne va…sarebbe il caso di operare…se mi vuoi fare la predica però devi pure trovare il modo di battezzarmi e comunicarmi come si deve…seguendo il rito dionisiaco, però! 😉

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  1. Giusto, il retrogusto amaro da metabolizzare, certo. Ma, non mi prendere per masochista, a me un po’ d’amaro piace. Cibo, bevande letteratura, cinema e nella vita di tutti giorni riesco (in parte e con difficoltà) ad abitare il dolore nel senso che cerco (con scarsi risultati) di farne la conoscenza, rintracciando quei fili invisibili che uniscono il mio retrogusto amaro (anche se magari minore rispetto a tanta sofferenza che ci circonda) a quello dell’Altro visto non come fuori da me ma come Dentro di me. Questa tua poesia ha la forza di un atto di conoscenza. mi induce a entrare nel desiderio di cantare il proprio dolore. Poesia molto intensa e profonda. Leggerla è stato un vero piacere.

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      1. Cantarlo lievi. Ecco proprio così. Molto difficile riuscirci e tu ci riesci con le tue poesie danzanti con le tue rime leggere come l’aria ma come l’aria, quando si fa densa, forti e possenti, capaci di muovere la materia. Questo devo imparare da te. Buona notte caro amico.

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      2. Senz’altro. E’ questo che mi piace di più. Poi (ma non te lo dico e lo tengo per me, eh?) mi piace scrutare e studiare i tuoi versi (e non solo i tuoi) per migliorare anche il mio modo di scrivere (senza imitazioni) per appunto conoscere e confrontarmi, caro Franz

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      3. Non ci sono dubbi. L’atto creativo, il lavoro, la fatica, la costruzione dell’opera, il discorso, completano la bellezza. E anzi, l’idea si forma si plasma e diventa materia, come un vaso che nasce dall’argilla, e la bellezza è anche il vaso che si forma al tornio.

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