Un Noi canto…

 

A un noi canto che forte scacci ogni solo

disperso sul ciglio traballante del molo

ai bordi di un mar di tempesta e inquietudini

particelle agglomerate in aspre solitudini.

A un noi canto che con insperati richiami

ad ogni fratello e compagno diciam: mi ami?

A un noi canto per deserti spazi sterminati

di folla in tumulto  che urla pensieri gemmati;

A un noi canto ma mi si strozza, antica, la voce

in un’eco assurda che mi rimbomba, ahi, atroce.

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28 thoughts on “Un Noi canto…

    1. sono versi in cui mi struggo davvero…ho cercato una misura che ritmasse il mio canto alle solitudini immense di questo tempo senza Noi…e la preghiera del <Totò clown mi intenerì per la sua fragile leggerezza…Il circo lo vivo come un micromondo cosmico…grazie per il tuo commento, Dora

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      1. si non colma ogni misura di spazio del dolore (penso tu lo sappia) ma lo fa risuonare gentile e a quella gentilezza io m’aggrappo scusa se stanotte sono cosi aperto mi capita di rado
        ma con te so di poterlo fare, amico

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      2. Ci mancherebbe. Il dolore convive con me, minuto dopo minuto e ci combatto ogni giorno per non farmi sopraffare. Da te apprendo qualcosa di più: una dolcezza che resiste più della pietra. Grazie amico mio.

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    1. e dall’orror nasce il diletto….scriveva Tasso ne “La gerusalemme liberata”…non lo so, forse per me è il contrario: i mostri li sottopongo al giog/gioco delle mie parole lievi e allevianti e , a volte da maschere infernali si mutano in angeliche creature…poi il dolore è come ci ricorda Schopenhauer atto espansivo della Volontà, inevitabile sentiero d’esistenza…Ti ringrazio , però per il senso profondamente affettuoso del tuo commento, solidale…cercherò di non crogiolarmi troppo nelle panie del mio sentire doloroso… 🙂

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      1. appunto: quando sbatti le palpebre nel dormiveglia prova a sentirle come farfalle notturne, che pur faticano nel volo, pur si accecano alla luce, ma non smettono di sentirla come qualcosa che serve alla loro vita. Si può parlare del proprio dolore, ma non deve devastare gli altri, deve essere un modo per alleviare anche il dolore di chi legge, fosse pure per compassione, cioè sentire in comunità
        buon sabato, Franz

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      2. si vero, quando mi decido a commentare (raro) emerge quello che tu hai chiamato retrogusto amaro…ma ribadisco che se il dolore lo dici, lo attenui…pur se la voce ti si strozza beffarda..

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