Processi creativi.

me gioco

Ricordo che quand’ero bambino avevo con il buio un rapporto di odio-amore, di attrazione e ripulsa; era, il rinchiudermi nella mia stanza abbastanza grande (mio fratello dormiva nell’angolo opposto al mio), un momento di vigile fascinazione, di attesa febbrile. Cominciava, di fatto, il mio gioco con le ombre. Dico subito che non vedevo fantasmi, né ne evocavo l’apparizione, aprivo, piuttosto, una partita percettiva tra me e il buio: una sfida. Come procedevo? Stringevo forte forte gli occhi, quasi a farmi male sino al momento in cui cominciavano ad apparirmi come dei tunnel cromatici all’interno dei quali cominciava una sorta di viaggio vorticoso. Una volta dato inizio a questa privatissima fantasmagoria, aprivo leggermente le palpebre al buio e le macchie di colore (per lo più tra il giallo e il rosso fuoco) cominciavano a danzarmi davanti. Qui aveva inizio una seconda fase del “viaggio”: nella percezione instabile delle mie palpebre socchiuse cominciavo a “disegnare” figure all’interno della stanza e per renderle più vivide e presenti prendevo ad ammantarle di una storia. Man mano che , nel tempo, perfezionavo questo mio gioco percettivo, le figure assumevano, via via, contorni sempre più precisi, ,più definiti e cominciai a dar loro dei nomi. Quella che mi veniva meglio e che ebbe per prima l’identificazione onomastica fu la figura dell’angelo. Non che avesse le classiche alucce o gli ammennicoli di questi esserini, era, piuttosto, una macchia volto, un profilo. Devo dire che questa mia predilezione aveva un fondamento nell’unica preghiera che avevo mandato a mente nella mia educazione catechistica perché la ritenevo sufficientemente lirica per essere serbata e perché, come dire, avevo intuito subito che ne avrei potuto fare un uso privatissimo. Mi riferisco a quella preghiera che recita…Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina custodisci e governa me…insomma, per farla breve, avevo deciso che nel mio gioco percettivo sto benedetto angelo doveva starci e starci in primo piano…Intorno all’angelo spesso giravano come delle lucciole, ma più che lucciole io me le figuravo come mondi, si mondi! Piccoli universi e sistemi stellari in cui decidevo, attraverso l’angelo guida, di essere trasportato. La mia illusione infantile consisteva nell’essere convinto che a lungo andare questo gioco avrebbe fatto si’ che all’intervenire della fase dormiente vera e propria, la mia attività onirica sarebbe consistita nei viaggi che avevo progettato con l’angelo. Ahimè, se si escludono un paio di occasioni (più che altro forzate dalla mia memoria indulgente coi miei desideri) la cosa non mi veniva affatto bene e i sogni andavano per i fatti loro. Tuttavia, oggi, so che questo mio gioco, sulle soglie della percezione notturna, m’ha , confesso, sbarellato la percezione del reale spostando il mio sguardo, anche in stato di veglia, verso cromatiche rifrazioni storie e figure. E, di tanto in tanto, mi faccio una franca chiacchierata col mio angelo.

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90 risposte a "Processi creativi."

  1. Ecco ecco Franz! A dire il vero un mezzo giretto già lo avevo fatto. Dunque…un angelo custode, dei posti dove venivi trasportato attraverso la tua guida. Poi, una bella chiaccherata con il tuo angelo. Non so…per me è un po’ difficile capire. E’ sicuramente stata per te una presenza amica. Io da piccola sognavo di volare …

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  2. non so se c’azzecca, forse non perfettamente, ma m’hai fatto ricordare un film di Bergman: Fanny e Alexander. Ora non saprei indicarti la scena precisa, ma se ti capita di guardarlo penso un po’ capisci come m’è venuto il collegamento
    perdono, ma non sono molto scorrevole nei commenti in questo periodo, ma mi dispiace quando non riesco a commentarvi
    ciao Franz

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      1. Penso quasi tutti i film di Bergman abbiano delle aperture ‘magiche’. Non so se riesco a spiegarmi. Certo alcuni sono durissimi. Non sono una specialista di cinema, quindi mi fermo.
        Buona giornata, Franz
        A me tocca mettermi a lavoro

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      2. Sono assolutamente d’accordo…e a proposito della percezione degli “occhi bambini” come non ricordare gli occhi del giullare Jhon nel “Settimo sigillo”: solo i suoi occhi intravedono oltre il visibile e questo dono si dimostrerà vitale sino a far divenire un allegra brigata il corteo della morte che porta via il suo “bottino” umano.

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      1. mi viene in mente…Sia ‘più nobile nella mente soffrire
        I sassi ei dardi di una sorte crudele,
        O per prendere le armi contro un mare di guai,
        E opponendo loro fine. Morire; dormire;
        Non piu; e con un sonno dire che noi concludiamo
        Il mal di cuore e ai mille colpi naturali
        Che la carne è erede. ‘Tis una consumazione
        Devotamente essere wish’d. Morire; dormire;-
        Dormire? Forse sognare! Sì, ci s ‘il punto debole;
        Perché in quel sonno della morte di là dei sogni

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  3. Quelle onde di luce nel buio ai miei occhi avevano un moto infinito, si avvolgevano e fondevano tra loro con un effetto ipnotico che mi dava fastidio, cercavo di liberarmene ma restavano lì sia che chiudessi gli occhi che se li aprivo. A volte c’erano anche dei flash. Sagome sì, ma mi sembravano presenze neutre e mute, forse perché son stata cresciuta atea. Vedi i diversi immaginari…

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    1. è lo stato di allucinazione sospesa nel dormiveglia che da bambini si avverte con sensibilità altissima…indice di una forte disposizione a spingersi ai confini creativi…bello…immagino si un frammento di un tuo ricordo…grazie per aver scelto di seguirmi…e (ho fatto proprio bene) feci altrettanto. Ciao Sari.

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