Violare il confine

Vorrei immergermi,

ora,

tra le pieghe

dei miei sogni.

In stato di veglia

violare il confine.

Sentir vibrare le voci

dei mille altrove:

di tutte le vite

che non vissi

saggiarne le prove.

Ma della mia mente

è duro il tessuto:

e mi tocca giocare

con questo presente.

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43 thoughts on “Violare il confine

    1. si, Dora, è così…ma ci è data ahimè solo la possibilità di scegliere una percezione, una…le altre le sfioriamo e questo, avolte, ci causa dolore anche se possedere i sensi dell’altrove può essere ricchezza. Grazie del commento intenso

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      1. non lo so se è così. Io a volte sento più percezioni temporali in un colpo, compreso l’avvenire. Forse sto dicendo in modo diverso quello che stai dicendo tu. Non lo so.
        oggi non credo di essere particolarmente lucida nel modo si organizzare i pensieri
        sarà il caldo

        il dolore… su quello c’è sempre tanto da lavorare anche se non è mai facile uscirne quando si radica tra le pieghe della propria esistenza

        forse anche la scrittura apre percorsi che alleviano i dolori, a volte generano gioie, non lo so

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  1. …a volte la fantasia non ha limiti, dico questo caro Franz perchè leggendoti mi sono ricordato degli Inni di Novalis “Hymnen an die Nacht” che sicuramente conoscerai, in particolare il quinto Inno di quest’opera è dedicato al dormiveglia inteso come passaggio tra luce e buio.
    Ed è proprio in questo “limbo” che la sensazione onirica della materialità, si sveste di tutte le sue forme visibili per trasformarsi in quel “cammino” attraverso il quale, noi stessi possiamo arrivare a comprendere il vero significato della vita e della morte e quindi a vincerne la paura, un cammino obbligato simile a come lo intese Goethe ma anche Schlegel nel suo “Sprache und Weisheit der Inder”, quindi un viaggio onirico per tramutare in realtà quelle anelate immagini di noi stessi serene ed armoniose, un requisito essenziale questo, per fare di una vita, una forma di esistenza fra le più alte e perfette.

    Bel componimento Franz, bravo!!
    Ciao carissimo…. 🙂

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  2. Vien da lontano
    l’eco d’anime
    che ascolto.
    Vorrei poterlo
    interpretare
    e distinguere
    chi vorrebbe
    a me parlare.
    Ma arduo
    è il decifrare
    deboli suoni.
    Sognar soltanto
    mi è dato
    e immaginar
    tra quelle anime
    chi ho tanto
    amato.

    Isabella Scotti

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      1. Senz’altro. Solo per il richiamo a ”eco d’anime” cui faccio riferimento all’inizio, altrimenti penso si abbini bene ad entrambe le tue composizioni da me molto amate. Grazie Franz. Buona giornata. Isabella

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  3. Sto come una scignetella vedetta sull’albero maestro …scruto l’orizzonte alla ricerca di quella terra sconosciuta dove si è persa Madame. ..ùùùssaie che ti voglio bene.

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