Parla mio corpo

Perché parola si’ tanto m’appaghi?

Ti uso, io, qual’ali a volar dovunque

e m’espropri così di mia carne il dunque.

Affido a te ogni ventrale tremore

di passione vibrata scandisci l’ardore;

Parla mio corpo, espropriami di verbo

che il tatto di lei m’urge

e in quel tatto, parola, non avrai alcun nerbo.

Annunci

40 thoughts on “Parla mio corpo

  1. tu credi la scrittura sia in grado di affrontare le urgenze?
    Io credo che la scrittura abbia una sua “messa in corpo”, si mette in corpo, e non è detto che sia il corpo che si evoca a incarnarsi
    Come vedi non ho problemi a lasciare commenti da te.
    Ciao.

    Liked by 1 persona

      1. W la poesia, allora..
        « Ma quando l’anima lascia la luce del sole,
        procedi diritto verso destra
        tu che hai ben tenuto a mente tutti i (precetti).
        Allègrati, tu che hai sofferto il patimento: tale non mai prima soffristi.
        Da mortale sei divenuto un dio: capretto verso il latte ti lanciasti.
        Allègrati, allègrati tu che procedi a destra
        verso i prati sacri e i boschi
        di Persefone. »

        Liked by 1 persona

    1. Capisco cosa dici e forse lo condivido . Ma io dicevo altro…Ho solo messo in versi il mio disagio con la parola poetica che tende a sostituirsi alla vitalità corporea. Non è tema nuovo, ma stasera così sentivo.

      Mi piace

      1. E hai fato bene a lasciarci qui quanto sentivi perchè la “poiesis” come l’arte è l’unica via per emanciparsi dai limiti del corpo.
        Ieri sera su Rai 5 ( se non sbaglio) una gran bella puntata su Van Gogh…

        Liked by 1 persona

      1. … Leggi – di ranuncoli
        e papaveri colto un mazzetto –
        che io mi chiamavo Marina
        e quanti anni avevo… Solo non stare così tetro,
        la testa china sul petto.
        Con leggerezza pensami,
        con leggerezza dimenticami
        .

        Marina Cvetaeva

        Liked by 1 persona

  2. Vedo nella poesia il senso del corpo che cerca di farsi anima. L’uscita dell’anima dai “limiti” della pesantezza, del dolore, come espressione massima di libertà (la frizione di due corpi genera libertà). Notevole: “qual’ali a volar dovunque”: vedo infinite distese di corpi sofferenti in un etere oscuro, e vedo le ali della libertà, la speranza del senso (della parola?) di dare ai corpi la forza di reagire

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...