Notte bastarda

E la notte s’infiltra maligna e bastarda,

in veglia,  che la trance onirica s’attarda.

Non mi sei compagna, amata penombra

traslucide palpebre mi disegnano l’ombra

di cieli bianchi che di confine sanno beffardi.

Ed il pensiero, selvaggio,

vaga vèr te che per me non ardi.

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30 thoughts on “Notte bastarda

  1. Finché il pensiero vaga, il tuo essere seppur struggente vive; e quando è selvaggio vuol dire feroce e feroce vuol dire anche potente e potente il pensiero arriva e non si dissolve nel deserto ma rimane impresso e quando rimane impresso il poeta ha raggiunto una alta meta, ha raggiunto anime che ardono.

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  2. quante tragedie s’iniziarono col fuoco
    e mai catastrofe o scellerato umano
    fece la cenere, prima rossa malinconica
    luna, poi feconda d’ossari. Fu la cenere
    degli ossari a impastare l’uomo nuovo a
    propria immagine e somiglianza. Ma non
    di costola altrui nacque donna, ma di suo
    amore per l’universo sparso, più vero d’ogni
    nostra misera dedizione. E fu il seme lì nel
    pulviscolo del fieno primate, nelle incavate
    rocce fluidificate dal sole al tramonto, e fu
    lì che rinacqui la morte come […]

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      1. il mio scritto brutto e parziale è manifestazione di una forza della solitudine come scelta e fiera e libera
        ogni vero sentire e ascoltare, mi sto convincendo, non può esistere se non in questa solitudine, che non è chiusura, ma l’apertura al tutto, senza vincoli, né dentro, né fuori. Non credo sia facile accettarlo e non riesco a spiegarlo, ma per me è così, vivo così, ed è la vita in essenza e in potenza, forse, ed è lo svincolo anche da ogni necessaria volontà. Non mi so spiegare, ma non so vivere diversamente da questa natura, da questa che ho ritrovato mia natura, da sempre stata tale, un tempo anche sofferta e incompresa da me stessa, ora unica che sento

        Notte, Franz

        Ho invaso il tuo spazio con un pensiero certo tutto mio
        ma capita e me lo perdonerai

        io riposo che sono stanca ed è tardi per me

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      2. no, non lo sono stata. Lo sono adesso, dopo un duro percorso, di quelli che sembrano fuori, ma sono addentrati, oltre le soglie del bene e del male.

        Ora mi taccio che mi trovo come fuori tema rispetto al tuo scritto e non mi pare manco giusto

        Notte, poeta.

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  3. “Ed il pensiero, selvaggio,
    vaga vèr te che per me non ardi.”
    Il tuo pensiero giunge forte selvaggio, non si scioglie, non di dissolve, resta impresso: i tuoi versi fanno ardere chi li legge e li canta, sì.
    Il poeta deve emozionare come tu sai ben fare.

    “di traslucide palpebre mi disegnano l’ombra
    di cieli bianchi che di confine sanno beffardi.”
    Quanto apprezzo questi tuoi versi e quanto li sento in me.
    Gelsè

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