La falce e il giardiniere

Tu nun truove maje tiempo

pe’ sta voce antica,

nu spazio, nu battito d’auciello:

te ne vaje fujenne

pe’ ‘e grate,

pe’ lli tangenti

e’ sta vita toja cagnata.

E io, comme a nu docile

ossesso

busso a la porta toja

comme a nu fesso.

Tocchete tocchete…

tiene che ffa’?

-Si- m’arrispunne,

-nun me ‘nquietà.

E i’ nun te nquieto, no…

me ne stonghe

appiso alla fenesta

a guardà

comme macina la falce

de lu giardiniere a mano lesta.

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15 thoughts on “La falce e il giardiniere

    1. La folla…quell’indistinto in cui ci si annega, come diceva baudelaire… e si ha nostalgia non di solitudine, ma degli smarrimenti condivisi… francamente sulla “necessità” della solitudine tra un “mare di gente” lascia che resti perplesso… questa cosa l’ho sempre vista come solitudine d’annebbiamento non di riflessione e ricerca di sé… ma è una mia opinione solo una mia opinione…

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      1. è una tua opinione. Ovvio. Per me è ricerca d’essenzialità assoluta. In questo mondo la chiameranno perdizione rispetto al sociale, magari, o rispetto al relazionarsi umano. Ma per me il viaggio è ora così.

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