Come stai? Io bene. E tu?

Se il mio affabulare t’è venuto a noia

non ci resta che adattarci

ad una discreta blaterata in salotto:

un contar di giornata più o meno stanco

dove s’avverte, forte, che non ti manco.

Lancia pure ululati figurati alla notte,

velata metafora

di un amplesso ad ossa rotte…

troverai pure un coyote che t’ascolta,

ma quest’anima stanca

si indigna e nel corpo antico si rivolta.

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28 thoughts on “Come stai? Io bene. E tu?

    1. Grazie Dora… è solo una sdrammatizzante presa d’atto…sai, noi “poeti” viviamo con disagio i convenevoli del quotidiano, li riteniamo copertura d’altro che non si riesce a dire, un parlare stanco che fugge da una realtà che non si vuole affrontare…noi “poeti” , ti sorprenderà, amiamo il parlare carnale, senza fronzoli… e se quello si perde…sdrammatizziamo in versi perversi il disagio

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      1. i convenevoli non mi appartengono.
        grazie ugualmente e ne declino l’invito.
        come stai? Io sto, esisto. Ma a mio senso, che non sempre è sensato per gli altri da me.
        come stai, Franz? Io esisto. E mi fa quasi di miracoloso dopo tanto.
        Bene.

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      2. nella mia casetta alla fine del bosco, non si può volare…solo rinchiudersi, in silenzio, e ascoltare il vento tra gli alberi… ti voglio bene. riposa è solo poesia, spicciola poesia di un’anima senza ali… dimessa smessa e stracciata… che non ha bisogno d’altro che di ritrovarsi… come credo sia per te… non fare la wendy , non hai ora, disponibile, un Peter Pan… :* ❤

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  1. la manifestazione poetica non esaurisce la realtà delle vite.
    c’è in questo forza e debolezza.
    lo spettatore s’inganna o si mette a lucido.
    quanto e come accade?
    sminuire il bene perché incoincidente con la propria idea di bene non è bene.
    sentire il bene già sarebbe un segno meno labile e una stima del vissuto, del vivente e di come si muta da già morti o dal non morire solo per volontà.
    nulla si cancella.
    manco i tracciati sulla sabbia. Ma non tutto si controlla o saremmo dio e la prova della sua esistenza, dell’inutilità di tanto affanno umano e di una grazia tanto miracolosa quanto ignota all’umano stesso nei suoi destini.
    non voglio dire niente.
    né difendere questa mia pelle puntellata di ossa fracassate.
    troppo chiasso. davvero troppo, per la poesia.
    ma è l’io esplodente e la tensione al cosmico che non sempre è contenuto da un corpo. dal mio corpo inattingibile in questo tempo.

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      1. io comprendo i miei limiti ad adattarmi a questa vita. ho cercato sempre di dare amorevolmente forza e di tirare fuori altri da me. ma alla fine ho preso me a stento per il colluccio, ho tirato su il bavero e mi sono guardata fradicia e viva solo per qualche miracolo di natura. quando la vedi con gli occhi, come si dice, la tua vita cambia visceralmente. e lo sai. e non sempre è un buon cambiamento per tutti. e non sempre si può o si sa spiegare.

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  2. Vuote formalità nel mio
    adattarsi quotidiano…
    per vincer l’apatia
    e resistere alla noia.
    Persino il desiderio
    s’assopisce
    nei sogni di poltrona…
    mentre l’anima
    stancamente arranca
    e cerca di riempire
    i miei vuoti interiori…
    Mi sento come il pittore
    che non riesce
    a dipingere la nebbia.
    Senza stimoli e pulsioni
    percorro un mondo
    che va per la sua strada
    e non c’è neanche
    un cane che m’ascolta.
    Arrendermi non voglio
    e troverò una via d’uscita
    per strappare l’anima
    al torpore che l’afferra.

    Ciao Poeta, iago.

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