Notturno urbano (didascalia d’una visione)

Notturno urbano. Lontane sirene e scalpiccio, ombre in baluginio. Umori d’acqua, sgocciolio. Un qualche vapore che sa di nebbia. Intermittenza di lampioni. Qualche puttana in dondolio d’offerta. Qualche pausa, qualche fretta. Il notturno è per figure perse, maschere svagate per incontri fugaci. Un cantiere abbandonato è cattedrale spettrale, ferita d’asfalto. Sparuto è il verde e, nell’oscuro, trae da lui un imprevisto disperato cinguettio…sarà di fame o freddo, mentre di passi risuona un ticchettio. Notturno urbano. Dorme in abbandono la fontana sotto il faro di uno strano luccichio, paziente trattiene la lordura che galleggia. nel silenzio tutta la vita si spegne e lampeggia. Questo notturno d’ogni viandante è la reggia E sola va, regale, l’ultima ombra fugace…tratteggia le linee diafane e sfuggenti che distinguono il bene dal male.

 

 

2 risposte a "Notturno urbano (didascalia d’una visione)"

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