Ultima illusione.

Questo mio scafo tocca sponde sconosciute

l’onda carezza e si ritrae nel notturno,

nel notturno d’una isola dormiente nel silenzio.

Non so darti nome ormai, terra d’approdo,

ma sento tue rocce cantare antichi miti

melodie in battito di antichi riti

e le conchiglie, molluschi sonori, suonano

la nenia in leggenda di satiri e ninfe…

Oh, eccomi , di notte, ancora smarrito,

navigare in viaggi, tra nebbie io stranito.

Dimmi, terra che m’appari in visione,

hai forse tu il nome della mia ultima illusione?

20 risposte a "Ultima illusione."

  1. “Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela.
    La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio.
    E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio.” (Henry Laborit)

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