Illustrazione dolorosa.

E disegnano torsione i rami spogli

quasi nere figure in posa di doglie.

Le leggo anime in pena

in questa coda di inverno

siccome figure di un antico inferno.

Di siffatta immagine la mia anima è parte

si’ da dipingersi smarrita…

intrufolandosi in natura, illustrazione dolorosa,

nel consunto libro d’una biblioteca di vita.

Lascia che sia…

Lascia che sia, che vada via

ruvida e densa scrittura mia.

Che tu lo creda o no, ne rubo ogni stilla

dal mio sangue, lacrima viva e scintilla.

Lo sguardo è perso

e il pulsare dal polso va alle dita.

Io lo so

nel suo corso il sangue dice passione

dal sonno alla veglia orgasmo e tensione

e, di mezzo, all’imbrunire…

ecco che si esala, languido, il mio dire.

Ti regalo…

Ti regalo il mio cuore d’ametista trasparente

perché si faccia al tuo collo pietra d’amore rovente.

Te lo regalo smerigliato di fiamma vermiglia

perché brucia di passione e assai mi somiglia.

Te lo porgo nel sogno di una notte silente

a che ti sia calore/colore e nel sonno suadente.

Te lo regalo ora e nella primavera del tempo a venire

tienlo caro quale ninnolo dolce del tuo dormire.

Inutile.

Come appare inutile questo vagare di pensiero,

il corpo va dove non tocca il vero.

Fragile e impervio è figurare in mente l’istante

non è pelle, non è carne, non è cuore amante.

E mi fa ridere

l’orgoglio del potere del pensiero

esangue e vacuo e solo il tatto è veritiero.

Sfiorami, ti sfioro…ed io vibro in vero

il resto è solo memore dolore…

al corpo e alla carne insincero.

S’io esisto…

Ed il rigoglio dei limoni bagnati dal sole

traluce virulento il mio sguardo lento.

E m’è pausa/colore

questo fiorire strenuo, dorato in amore.

Dipintura selvaggia che un’anima acquieta

sfumatura di mistero che, quasi, la fa lieta.

S’io esisto

è perché conosco la natura del colore

s’io esisto

è perché so cogliere dell’oro il segreto umore.

Vuoi tu bagnarti nella mia iride, amore?

Regalami…

Regalami, dio, l’oblio del non io

a che io possa conoscere e ardire

oltre la presunzione del mio dire.

Regalami del cieco i sensi estesi,

si’ ch’io veda i mondi mai appresi.

Regalami…

la sembianza dell’acqua primordiale

prima….

ch’io sia contaminato dal bene e dal male.

Regalami, infine, l’immersione nel tutto

prima…

che l’umano ego becero mi veda distrutto.

All’amico Filippo.

S’io potessi raggiungerti, amico mio,

lungo la corda d’argento

che suona parole d’amore e colore

vi danzerei

per farla vibrare in suoni celesti.

Lontano lontano dal fracasso urbano

e, giunto a te, amerei sfiorarti la mano

con quel tremore che mi prende

quando scrivo poesie

quell’emozione che tu sapesti leggere

tra le piccole cose mie…

Oh lo so, ora sorridi nel cuore,

nel cuore di questa metafora d’amore

immerso tra i suoni nuovi d’altri mondi

come un bambino…

che entra a far parte di nuovi girotondi.