Personaggi (del mio teatro)

Sono solo fantasmi

abbarbicati in piccola esistenza

gli smarriti ch’io racconto.

Ed è per questo che li colloco ai bordi,

immersi in realtà mimetica

sarebbero del tutto persi.

Ed io lascio che vivano

nella pallida regione dei sogni

come fanciulli perduti in disperati bisogni.

Ersilia, Lady Fraganzia, Celestina

e via via i monelli del Tutto inganna

se vedono la morte

sono lì pronti a giocarvi…

Sanno, loro, d’essere d’un apologo

grumi di carne d’anima provvisoria

e vivono

nell’istante ludico senza memoria.

Anime convergenti.

Mi fa orrore questo assedio al mio pensiero

di troppi gemiti di vite crude m’offende…

oppressivo ogni affetto menzognero…

Chi m’ama viaggi con me oltre ogni senso

sfidando l’ovvio e la mania del consenso.

Nacqui sognando la purezza d’anime convergenti

nel brulichio fecondo dello sfiorar di menti…

ed i corpi, anche, inevitabile attrazione avranno,

in amore docile, immenso e senza danno.

Viaggio nelle viscere 1986 (per un teatro del sottosuolo)

Un tempo ho cercato lo spirito della terra,

con le unghie ho raspato suoli e caverne

percependo…

gemiti e risa di mille anime in guerra.

E le ho incontrate…

porgendo loro, umile, un racconto,

disegni di luce, fantasmagorie d’un mondo.

Ho chiesto a pietre e rocce

e a disperati sanguigni graffiti

di dirmi vite, voci non più udite…

Per ipogei ho sceso scale perdute

tra labirinti strenui e bombe cadute.

E fu magia di un tempo sospeso,

un qui ed ora d’ogni essere distante

chiamato a vivere in altro corpo attante.

Ti regalo…

Ti regalo il mio cuore d’ametista trasparente

perché si faccia al tuo collo pietra d’amore rovente.

Te lo regalo smerigliato di fiamma vermiglia

perché brucia di passione e assai mi somiglia.

Te lo porgo nel sogno di una notte silente

a che ti sia calore/colore e nel sonno suadente.

Te lo regalo ora e nella primavera del tempo a venire

tienlo caro quale ninnolo dolce del tuo dormire.

Tartaruga irraggiungibile.

Dentro le stilettate nel cuore

c’è il motore di una promessa infinita.

Quella che tu ti fai…

come se ogni istante fosse un fin di vita.

E rivivi smagliante la via smarrita

che quei passi li dividi

in infinitesime stazioni intra-stellari,

tartaruga irraggiungibile

di un andare in immisurabili millimetri rari.

Oh mi sono cari i pensieri luminosi,

vere frecce al cuore di un dio minore.

Nel deserto dei teatri.

Danzano fantasmi nel deserto dei teatri.

Sospiri di riso e pianto, nel vuoto è come incanto.

Ondeggiano i teli e i cieli di stoffa

sotto il respiro strenuo di un’anima che soffia.

S’io fossi attore vi entrerei di soppiatto

a rubare, con nuovo stupore…

ogni magia di inatteso rumore…

Inspirerei in ascolto della volta il suono

tra l’ectoplasma nuvoloso dell’abbandono.

E farei tesoro dello splendore dell’assenza

portando con me, in ogni azione futura,

il dono prezioso…

offertomi da ogni oscura presenza.

Favza sta primmavera.

Mamma mia comme è favza sta primmavera!

Pare ca te dà calore, ma nun è n’aria sincera.

Li campane d”e ciure

nun te danno addore d’ammore e manco ‘o culore.

Favza è ‘a stagione, favzo ‘o cuorpe c’aspetta ancora.

Favzo è ‘o Sole, pecché dinto sente friddo ‘o core.

E favze so’ pure sti parole, so’ ditte d”a na punta e’ dulore,

sarrà ‘a viulenza e’ sta vita assediata

quase quase m’assetto…

e aspetto ca ‘a ciorta me ne dà n’ata.