Tartaruga irraggiungibile.

Dentro le stilettate nel cuore

c’è il motore di una promessa infinita.

Quella che tu ti fai…

come se ogni istante fosse un fin di vita.

E rivivi smagliante la via smarrita

che quei passi li dividi

in infinitesime stazioni intra-stellari,

tartaruga irraggiungibile

di un andare in immisurabili millimetri rari.

Oh mi sono cari i pensieri luminosi,

vere frecce al cuore di un dio minore.

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Nel deserto dei teatri.

Danzano fantasmi nel deserto dei teatri.

Sospiri di riso e pianto, nel vuoto è come incanto.

Ondeggiano i teli e i cieli di stoffa

sotto il respiro strenuo di un’anima che soffia.

S’io fossi attore vi entrerei di soppiatto

a rubare, con nuovo stupore…

ogni magia di inatteso rumore…

Inspirerei in ascolto della volta il suono

tra l’ectoplasma nuvoloso dell’abbandono.

E farei tesoro dello splendore dell’assenza

portando con me, in ogni azione futura,

il dono prezioso…

offertomi da ogni oscura presenza.

Favza sta primmavera.

Mamma mia comme è favza sta primmavera!

Pare ca te dà calore, ma nun è n’aria sincera.

Li campane d”e ciure

nun te danno addore d’ammore e manco ‘o culore.

Favza è ‘a stagione, favzo ‘o cuorpe c’aspetta ancora.

Favzo è ‘o Sole, pecché dinto sente friddo ‘o core.

E favze so’ pure sti parole, so’ ditte d”a na punta e’ dulore,

sarrà ‘a viulenza e’ sta vita assediata

quase quase m’assetto…

e aspetto ca ‘a ciorta me ne dà n’ata.

Il mio teatro.

Ho sempre sentito il mio teatro come un’esperienza d’assenza. Una soglia d’accesso a corpi prossimi ad una consistenza provvisoria. Sarà il senso del sacro, quel rituale che condensa anime evocate fin dalla notte dei tempi. Sarà per questo che i dialoghi son solo superficie di altre densità nascoste, singulti spezzati sull’ abisso di un prossimo svanire. Chiedo sempre agli attori di negarsi, di produrre toni tra il sussurro e l’urlo spezzato…già nel reale c’è troppo parlare spento…in teatro il suono s’articola come un ché di deviato, deformato…quasi un’eco d’altrove. per questo forse spesso cerco di invadere per la scena luoghi desueti…territori di macerie e d’abbandono più che sfarzosi teatri e comode poltrone…sarà l’ossessione del viaggio, stanze di un poema sempre in cantiere dove ciò che si sente e si vede si sa che può in un istante svanire. Ombre, si, ombre…lemuri… Chi ha visto le cose che ho proposto in archivio un’idea può farsela…è come se invitassi l’astante a cercare tra le ombre il suo doppio…quasi un richiamo a farsi assorbire nello spazio/tempo prodotto dalle presenze e dai suoni (vedi “Il teatro sommerso” o ancora “Viaggio nelle viscere” o il notturno magico di “Un sogno bruscamente interrotto” o, da ultimo e recente l’esperienza di “Benevento città teatro” o, ancora “Il pozzo di sangue” che attraversò cortili di conventi e masserie dei luoghi sacri del Nolano). Il mio teatro cerca l’indistinzione tra l’attante e l’astante (vedi qui la categoria “Il cerchio di fuoco”) voglio che sia per tutti una porta per l’altrove in continua frizione con il mondo accanto, una metonimia del tempo/spazio, una chiave, un punto d’accesso. In questo la musica ha un ruolo non irrilevante, come da ultimo (vedi “Li farfalle de ghiaccio” o l’operina in cantiere “Anime anfibie”) la strutturazione in versi del parlato…un ritmo del dire che impedisce l’assuefazione al quotidiano fornendo all’attore e allo spettatore la via per “un altro da sé” un dire che tende al collettivo più che all’intimo di un personaggio immerso nella mimesi di una realtà possibile e simile alla nostra. Comincio a parlarne qui e vi tornerò in altri passaggi se da voi stimolato.

La fabbrica delle arti.

Per “Archivi di memoria” pubblico, oggi due articoli che si riferiscono l’uno all’apertura, l’altro alla chiusura della prima fase del progetto de “‘O Theatrone-la fabbrica delle arti” . Centro di formazione e spettacolo aperto nel cuore del quartiere Sanità a Napoli tra il 2004 e il 2011… Come già pubblicato in altro post l’esperienza ebbe anche una tournèe russa all’Hermitage di San Pietroburgo.

Inaugurazione e presentazione de ‘O theatrone-la fabbrica delle arti”
Exif_JPE evento della prima fase de ‘OTheatrone-la fabbrica delle arti.

Per un’analisi drammaturgica de “Il teatro sommerso”

Oggi, per “archivi di memoria” pubblico una bella recensione di Enrico Fiore su Il Mattino del giugno 2009. Torno sul teatro sommerso, all?Anticaglia, nel cuore di Napoli. La pubblico non solo perché è lusinghiera, ma perché, come sempre accade con questo finissimo critico teatrale, si dà luogo ad un’analisi assai accurata dell’intera opera, con richiami alla storia culturale e poetica dell’autore.

L’articolo si sviluppa in lunghezza e dunque l’ho dovuto distribuire su tre file…

buona lettura…

Foglio 1 fiore teatro sommerso
Foglio 2 Fiore teatro sommerso
Foglio 3 Fiore teatro sommerso

Una maschera e i suoi doppi per il Carnevale di Venezia.

Per “Archivi di memoria” , oggi, un articolo del “Giornale di Sicilia” riferito alla prima nazionale del mio spettacolo “La maschera e i sui amico il diavolo”. Testo del 1983, dove coinvolsi gli interpreti principali dello sceneggiato in sette puntate scritto l’anno precedente per la seconda rete della Rai: Mario Scarpetta e Angela Luce. Lo spettacolo coprodotto dalla Biennale teatro di Venezia per il Carnevale del 1983, dopo l’anteprima in Sicilia, approdò alla biennale nel gioiello del Ridotto. Ho scelto questo articolo-recensione perché si produce in una lucida analisi della struttura e dell’allestimento e del testo.

Buona lettura…