Fanciullo d’anima.

Lo sai tu che vago disperso nelle notti lunari?

Fanciullo d’anima navigo sui versi…

sorvolando a pelo d’onda cime frondose e mari…

Così è in questi viaggi che raccolgo voci

tenui, dolci, estenuate e, a volte, atroci.

Nasce in tal misura l’archivio dei sogni feroci

e da essi distillo immaginifici colori,

vie, respiri, speranze d’altri mondi amori.

Vado e ho con me un gran sacco

una bisaccia di perle di lacrime di memoria

si’ che…

da ogni stilla, nell’andare, ne nasca una storia.

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Tic Toc…Tic Toc…Tic…Toc…

E conterò i giorni, le ore, i minuti e i secondi,

tutti i frammenti di intermezzo del tempo.

E danzerò tra le rondelle impazzite rotanti

ossessionate nel produrre inesorabili tic toc.

Tic Toc…tic toc…tic toc…tic toc…

Si, si! Ruota pure in senso orario

le tue punte di lancia che incidono ferite

e tu ci provi beffardo per frazioni infinite.

Ma sappi, Kronos famelico, saprò sottrarti si

sottrarti i miei di carne brandelli

contro la tua furia invocherò altri fratelli.

Zenone di infinitesima divisione espansa,

Hegel ed Escher

di spirale in spirale avvolgente ansa per ansa.

Ti sottrarrò l’illusione del rettilineo andare

con zio Fritz e l’eterno ritorno dell’eguale.

E se nel gioco s’aprirà l’abisso del Nulla

rinascerò nuovo in altra zona che mi trastulla.

Una visione (dal mio romanzo in fieri “Mnemosyne”)

Sono io colei che vede? Quando il viaggio comincia, lo sento, mi perdo ed altra subentra…ed io lo so, lo avverto che è un altro tempo, un altro luogo ed una memoria che invade la mia sino all’oblio…Devo trascrivere ogni cosa o visione…solo così potrò dominare la vertigine e non smarrirmi per sempre in quell’altra…quell’altra Angela…

Ecco…lei “vede”…ed io non sono io…non sono io…non sono…

E dall’alto “vide” terre aride e mari di calore…e voragini di fuoco tra dense nuvole rosso cupo risucchiate da neri abissi in strapiombo…e l’urlo era inghiottito dal respiro affannato. Ecco la cupola dell’ultimo tempio, salvezza di memoria, regalo d’oblio, trasferimento oltre la soglia del dolore. Distanti le giungevano i canti…un ritmo in nenia assonante che la lasciò galleggiare quasi dormiente…e cadde…tra gli sterpi arsi d’una immensa radura…si rialzò e corse…corse…verso l’ultimo tempio…verso l’ultima nave…

Scrivine…

Hai mai viaggiato alle soglie dell’Aurora?

In quell’indeciso sfumare d’umore/colore?

Hai mai viaggiato nel panico del risveglio?

In quella zona di mezzo d’ovattato torpore

dove ciò che vive si sveglia indeciso al rumore?

Se lo fai assaggerai l’eterno,

l’oblio precario del giorno che accade

e tu pronuncerai le parole di un dio minore

grazie Sole che dipingi ciò che nel grigio smuore.

E il canto dell’allodola declina melodia

e tu ti fai sciamano e canti il così sia.

Sapevi tu che in questa zona

di luce oscillante nasce musica e poesia?

Immergiti dunque nell’alba del colore

scrivine e rammentane il sapore…

Ed io amo

C’è già un oltre in tutto,

non c’è bisogno di sognare mondi

c’è già un oltre in tutto.

Di tra il fogliame trasparenze cantano

anime silenti trasfigurano e danzano.

Ed io amo…

siccome spirito lieve

che ad ogni fonte pura beve…

C’è già un oltre in tutto.

Se tu sospiri, anima cara, l’istante

carezzi di natura il mio cuore amante.

Nel quid d’alone di mistero

s’annidano il qui e l’oltre invero.

Una, due tre volte…

Una due tre volte,

o, forse, più…

ho sfiorato la fuga dal tempo.

Dire quando

sarebbe inverecondo

orgasmico morire

ai confini del mondo.

Si fu in due nel tutto

e fu luce nei sensi

quell’in-finire dei piaceri densi.

Una, due tre volte,

o, forse, più…

Ho disgregato

una soglia di immenso,

languido scivolando

in condiviso liquore intenso.

Uno schioccar di dita.

Dura, è dura è dura

piegare

il ferro della scrittura.

Mi vien detto

fa schioccar le dita

che ti si apre la porta

di una storia infinita.

Ma cosa significa?

Tu, voce, mi detti

questo gesto fanciullo

ed io non vi vedo altro

che innocente trastullo.

Forse vuoi solo distrarmi

da questa noia schiodarmi.

Ebbene io ci gioco e schiocco

ma l’infinito

non lo sento e non lo tocco.

Il buon vento.

E mi metterò a danzare su un filo di luce

in equilibrio precario in compagnia degli angeli.

Il vento caldo degli spiriti lievi

mi terrà in equilibrio lontano dall’abisso.

Oh no, non è delirio, tu chiamala, se vuoi

visione…

Mi muoverò tra gli interstizi del tempo

in uno spazio altro a più dimensioni

e la scansione del viaggio

tu chiamala se vuoi emozioni…

Srotolerò, questa notte la corda d’argento

e dalle stelle in brillio trarrò il buon vento.