In lancinante grazia.

Permea in me il senso del bello

in altre anime rifugio e ostello…

Rivelami Natura, l’ultimo segreto

quello dei cicli di uno spirito inquieto.

Così come l’acqua virtuosa sale e riscende

fa che io evapori e cada in pioggia ridente.

Fa ch’io senta il colore oltre la luce

quel cremisi bagliore che nel sangue riluce

e così farà bello il pulsare dei polsi

d’emozione virgulto in lancinante grazia

ecco, questo è che farà l’anima sazia.

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E i corpi…

Sabbia calda, sabbia rovente…

il mare bagna un tramonto splendente.

Sabbia d’estate sabbia indecente…

il corpo bagna e fa scultura vivente.

Ogni granello si fa pelle lucente,

la carezza brucia, ma non fa niente.

Oh litorale del tempo perduto

d’orme d’altri corpi sarai imbevuto

ma la memoria…

scolpisce la forma immanente…

e i corpi…

nudi al Sole si stagliano in mente.

Inseguo io…

Inseguo io ciò che non so…

tocco le cose consuete…

le sposto e le coloro

e, di fatto le rendo desuete.

Oh, mania d’essere consapevole

di fragile consistenza,

mite, umile atteggiamento d’esistenza.

E cammino così dove s’annida il mistero

tra antri bui, pareti di un buco nero,

danzando sull’abisso che in me leggo,

tremulo resto in piedi finché reggo.

Eppur si muove.

Hai mai provato al buio

ad inseguire ombre fugaci?

Nella notte dei sensi

accesi, vivi e procaci?

Altre pelli di velluto sono i baci

e tu sussurri e tocchi…

luminose fonti d’orgasmo.

Hai mai provato

a spostare del sogno la chiave

in altra stanza?

Padrone del Rem se hai baldanza.

Hai mai provato a galleggiare

tra qui e un non dove?

Se d’amore muori… eppur si muove.

Solitudine è…

Conosco una vetta che guarda verso il mare.

Fanno vertigine le onde lontane

mentre il campanile vibra di campane.

E tu vedi viaggiare le eco nell’aria vane

mentre…

ti si stringe il cuore di memorie arcane.

Lì sulla vetta, dal campanile furioso

il continuum del tempo dal vento è eroso.

Solitudine è, una grazia che tu sfiori il cielo

e senti, senti che d’altro spazio ti si squarcia il velo.

Scoria pensante?

Dimmi tu che leggi…dimmi

non è forse vero che ti chiedi

quando tutto ebbe inizio?

E di questo inizio non siamo solo

e dico solo…scoria pensante?

Non senti mai il dolore…

dico il dolore… d’essere disgiunto?

Parte di un tutto immemore io smunto.

Lacerante…

è sentire e non essere ciò che senti.

Forse lo intende di notte il viandante

Tra il gracidare di rane e il frinire dei grilli

in uno con…

lo sciacquio di un ruscello fecondo…

ecco il viandante…

sa di essere uno con il tutto/mondo.

La follia caotica.

E mi dissero vivi nel presente…

scatenati…

dal puzzle di una memoria assente.

Ah, schiavi del tempo biologico

temprati nell’orologio analogico…

nel prima che è il poi così saremmo noi.

Ahh, no! Detesto quest’orrida catena!

Del divenire proni sempre in pena…

Tu che leggi…

sappi che il vortice è un fiume in piena

d’origine e fine ha acqua costante

d’Alfa ed Omega ruota rotante…

Se così non fosse, come spieghi,

tu che leggi,

la follia caotica di un cuore amante?

Na’ giostra.

Quanne scura notte t’adduone

ca te manca nu sorriso…

chissà addò l”e lasciato ‘mpiso.

Forse è rummaso mieza ‘a via

mieza ‘a via e’ na città luntana.

Nce steva na giostra…

na’ giostra e’ cavallucce in tunne

e si nce salive ‘ncoppe girave ‘o munno.

Nce steva na’ giostra

e tu rirevi comme a criatura cu ll’uocchie.

T’aggia accattà nu carillòn ca le sumiglia

accussì ‘o surriso nun resta ‘mpiso

t”o miette affianco

‘a notte quanne t’adduorme…

e mme faje turnà,

dinto a ll’aria d”o suonne, chillu riso.

Fermo immagine.

C’è nell’aria un sapore di antico,

il fermo immagine di un sogno amico.

Alla battigia batteva il ritmo

di corpi vivi in allacci audaci

oh, inesausti, marinari, erano i baci.

L’ombra, ricordo, inclinava…

inclinava in bagnata frescura

come le vesti…

sfiorate del mare in natura…

E fu sera…

Sera d’estate rovente

noi dimentichi nel sempre

di un mare rosso

nel tramonto splendente.

D’ansia ilare ne venne il ritorno

clandestini noi

anche, ancora, tutt’ora quel giorno.

Sgangherate corriere.

Oggi ho visto andare sgangherate corriere.

Verso l’entroterra…

di verdi boschi luminosi scarrozzavano…

E sono partito…

Nel frame veloce del pensiero

in un tempo altro come antico veliero.

E paesaggi d’abeti fecondi e castelli diruti

incontro incontro ci sono venuti…

Nell’affanno del diesel la levità del viaggio…

Oh si! Partimmo di fanciullo coraggio…

per rinvenire, tra borghi e selve,

l’istinto puro del nostro amore selvaggio.