Facile all’amore.

Ti racconterò un sogno.

Erano, le botti, a rotolare verso il piano

ed io ad ordinarle

ad una ad una per stiparle poi in cantina.

L’odore acre del mosto selvaggio

m’annebbiava alleviandomi fatica,

era di luce soffusa la cantina antica.

Di buon vino d’annata si faceva travaso

ed io governatore di Bacco d’ebrezza pervaso.

Silenzio…

Solo, di tanto in tanto, distillato cadere di goccia

quale eco di vita che sboccia…

Non vedevo compagni né udivo sussurri,

ma, nell’aria, c’era l’allegria di un canto muto.

Chi può mai dire il perché di questa masseria,

di questo stipare botti del succo d’un sanguinoso vitigno…

forse non fu sogno, ma altro luogo dove io alligno.

Forse, in altra vita, fui viticultore,

facitore d’ebrezza, facile all’amore.

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Pace in tormenta (visioni)

Mi invadono visioni al venir della sera.

Lascio che sia.

Di mare in fasci di luce

notturni d’acque e di canto

orchestre languide e tonanti

in risposta ad arpeggi di clavicembalo

clavicembalo morente

memoria diafana e spolverata

battuta in breccia dal vento

vento musicale di salsedine violenta.

Eh, si.

Stasera la mia pace gioca con la tormenta.

Facciamo che…

Facciamo che io ero bambino

e che giocavo con te a rimpiattino,

facciamo che ti acchiappavo giocondo

e finiva in un rotolante girotondo…

Facciamo…

facciamo che tra gli interstizi del mondo,

oltre le strette stringhe, il tempo va a finimondo

Così daccapo riapriamo la partita

di nuova vita intrecciando le dita.

Facciamo…

che s’arretra sino al Caos primigenio

e ci presentiamo a Kronos, se d’ascolto sta di genio,

“Fa ricominciare tutto il giro” gli chiediamo

perché è bene che lui sappia che noi ci amiamo.

 

Na canzona…

Nce sta na canzona

che giusto ppe’ te sona sona.

Na canzona antica, saje?

è robba e’ l’ottociento,

però nun passa maje…

Essa sona : I’ te voglio bbene assaje…

Mme piace pecché te pitta

te parla a ‘o core dritta dritta.

Dice ca ‘o tiempo scandisce ll’ore

ma nun te fa doce no chillu core.

Ebbè…I’ t”a vulesse cantà a dispietto

accussì tutto ‘o rancore…

te turnasse a macigno dinto ‘o pietto.

 

Sodomia d’acciaio

L’ultima voce di metallo al casello

l’ho avvertita

stranamente flautata e addolcita.

Dimmi , donna di metallo, che avvenne?

Frrrrrrrrrrr crrrrrrrrrrrr…stump!

Partì una registrazione:

“Che ne sapeva io che il robot d’acciaio,

quello del maglio perforante,

mi si invaghisse dannato amante.

Mi prese di violenza fiero

il mio bel culo tutto intero”

Clang…clang frrrrrr… stump stump

e partì del sodomizzar registrazione

stridio di dolcezza accogliente…

la donna di metallo al casello acconsentì silente.