Tu sbaragli…

Tu sbaragli,

piccola donna,

col tuo mesto sorriso,

quel sordo rumore…

di tristezza intriso.

No so, ora,

cantare altro che un umore,

una vaghezza di istinto,

con l’animo…

di tenerezza intinto.

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Potrei…

Potrei del tuo corpo

scrivere ogni tratto:

di come s’inarca in brivido tremante,

sotto i sussurri carnali

del tuo sperduto tenero amante…

Potrei del tuo corpo

scrivere l’odore ed il sudore

effluvi d’acque

espansione distillata d’amore.

Potrei…

ma come può suonare in parole

questo ansimare del petto…

che di piacere ritma e duole?

Fiori di sguardi

M’estremo, rastremo, dissodo l’anima

terreno incolto e brullo…

semino semi di fiori di sguardi…

Cosa vedi, li’, nel fondo, oltre l’iride?

Discostatene, brucia, attrae d’abisso:

ho occhi che chiamano, piangendo, amore,

ma non ti fidare del loro fulmineo bagliore

son porta d’inferno, credimi,

te lo dice con ghigno un demone tentatore.

Non mi credi?

Ho sterminato fiorite vergini d’assalto

dal trono d’un narciso impavido dall’alto

soffiando vita ed ottenendo morte…

Se pensi d’esser, poi, angelo di salvezza

entravi pure con pura destrezza…

se ti farai, con me, demone …

languiremo di dolce abisso,

ne venga morte, vita o qualc’altro fracasso.

 

Come un’eco in tardo avvento.

L’alba dei miei sogni irradiava l’eguale;

l’atavica rossa utopia…

scoperchiava un mondo micidiale;

in cammino s’ondeggiava potenti…

uno cento mille abbracciati e silenti:

questo era un formidabile ieri

da sbattere in faccia ai miseri faccendieri.

Drappo, ora, stracciato, sbiadito

come la foto di un tempo ingiallito…

Ah, brutta età del dormiente

mi trovi vigile e, per questo, sofferente.

Un canto risuona nel vento,

fischia sordo…

come un’eco in tardo avvento.

 

Preghiera d’amante

Regalami la gioia di un sussulto

dei miei peccati concedimi l’indulto.

Puoi farlo in un sussurro notturno,

scambiandoci lievi sospiri a turno.

D’angelica e demonica sostanza

ammantiamo la nostra segreta stanza,

Per gioco e per amore

spogli d’ogni osceno rancore.

Questo sbilanciato amore

Di sordo, piccolo, solitario rumore

suona questo sbilanciato amore…

s’adopera, costante, nel silenzio

a persistere, crescere, morire…

sulle soglie di un godere, un appassire:

sfrenato in ogni sussurro d’un carnale dire.

Povere, immense creature disperse

cieche di invisibili corpi dal vuoto emerse.

Fantasmi carnali

Qual è il peso d’un emozione, amica mia?

Pneuma di vento caldo in una sera d’inverno,

un piccolo sfiorarsi in un intimo interno…

Qual è la luce di un emozione, amica mia?

Un intreccio d’alba e tramonto oltre l’ovvietà del giorno…

Si resta, cosi’, sospesi, con un dire senza apparire,

fantasmi carnali alle soglie dell’imbrunire…