Nenia celeste

Damme ‘a forza, angelo e’ ddio

e’ campà comme dico io…

Damme ‘a luce ca me scaccia stu scuro

stu scuro e’ turmiento

cca sta’ vita mia nun trova abbiento.

Sona angelo mio

sona na nova melodia

cullame nsuonne nzino a chella ca dico io.

Un vita suona il pentagramma.

Porti con le tue dita sottili il tempo,

vecchio professore di musica.

Semibreve 4/4, un due tre quattro

con la croma e la biscroma

ed i segni in chiave

a reggere dell’armonia l’architrave.

Sei sdentato e raggrinzito

come ha da essere un sopravvissuto ardito.

Tenero sei come un bemolle

per quella vita in musica

che ai suoi  margini ti volle.

Ma la sfida del tuo sguardo acceso

tra i mondi dei tuoi suoni m’ha preso.

 

Guardando il monte

Mi incombe la visione del nero monte,

cono perverso, riverso dormiente.

Disegno è di profilo incombente,

la bruma di vespero la veste silente.

Dimmi. Sono, forse, i tuoi occhi al monte rivolti?

O, forse, nel respiro verde della lava fredda,

tu ne percorri, felice, le pendici.

Io ne vedo solo la cima.

Uniamo i nostri sguardi. Che ne dici?

Smarrimenti in scrittura

Mi si è detto: “parli solo di te, non sai creare un personaggio, una vita altra…” Fosse facile entrare in vite altrui…qual è il grimaldello che apre la chiave del dolore a te sconosciuto? Si può forse fantasmare un sentimento ignoto? Millantare una gioia nata da anfratti oscuri? Oh, certo, l’io è un bastardo ingombrante un micromondo che pullula di complessità a volte false…vere e proprie trappole di una visione monocentrica… Aprirsi si, ma non sostituirsi…confessare che tutto parte dalla melma del tuo io. E contaminarlo, si, di vite..accettarne modi, lingue, posture…tolleranti d’ogni visione… e così forse, smarrirsi…ecco perdersi più che trovare e disegnare altri ignoti.   E se ti fai rugiada potresti diventare goccia tra gocce sbeffeggiando il tuo grumo d’io persistente…ed inventare così il linguaggio giusto che ci porta alle soglie infinite del niente…

Un mulinello di foglie

Irresistibile leggerezza d’un mulinello di foglie

lievi e vorticose come le mie voglie.

S’abbandona il pulviscolo a scorie

tra raffiche di vento che raccontano storie

storie di un pianeta in subbuglio

geologica astronave che trasborda gente stanca.

Oh, come le foglie vorrei volare a destra e a manca,

in un vortice di vita che non arranca.

Ecco tutto tace,

mentre il vento non porta voci

ed io non trovo pace.

Da bambino scrivevo…

Da bambino scrivevo

macchiando cumuli di carta,

inchiostro denso

un’inesauribile voglia di intenso.

Da bambino scrivevo

storie e congiure d’amore e di pace

ed amavo la notte di fievole luce

nel silenzio d’avvento che ai pensieri conduce.

Da bambino scrivevo

nel fantasma di precoci sensi

figurando fluenti capelli su corpi immensi,

Maddalene di luce e d’oscuro

fonte stupenda d’ogni pensiero impuro.

Ora ancora scrivo e non macchio più carta,

con l’inchiostro rimasto nel sangue,

amo ancora la notte di fievole bagliore,

ma il lungo vissuto d’amore

di donna vera ha coperto i miei sensi

e bagno parole in carne pelle e sangue

che non grondano più illusione,

ma il pungente dolore di un’inesausta passione.

Gioielli Rubati 8: Luca “Yoki” Parenti – Piermaria Galli – Cipriano Gentilino – Antonio Pibiri – Felice Serino – Luciana Riommi – Antonio “Barman” Bianchetti – Franz.

Rilancio con gioia la piccola antologia di Flavio, ha voluto inserirmi ancora… ma per me è prezioso scoprire altre voci…l’ho detto e lo ripeto ancora:  Flavio è un angelo d’ascolto.

almerighi

ho annotato

aspettarti stasera.
una cosa che devo fare.
darti un bacio. seconda cosa.
con moderazione dolce
darti un pizzicotto sul culo.
poi dovrei toglierti i pantaloni
piano piano le mutandine.
altre cose che devo fare.
osservarti nella penombra
l’ombra tua sindone
stampata sul muro
come fisiognomica atomica.
la relazione platonica
può essere un’erezione
continua. non si fa caso
ai difetti. o agli eccessi:
droga breve che stona.
oddio, la nuova capigliatura
quanto ti dona.

di Luca Parenti Yoklux qui:
https://yoklux.wordpress.com/2018/10/18/ho-annotato/

*

(tempo fa) #2

[quello che dovremmo amare]

le tue lenzuola e tu chissà dove.
una piena del fiume e la tua casa al mare.
il grande bianco dei tuoi seni ieri e le tue parole oggi.
l’attimo che mi finisci di stampare nel mese che potresti essere tu.
spedirti in posta e ritirarti in un albergo dove non siamo mai stati.
quel quando tutto fila liscio tutto fila…

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