Voce/Violino/Falena.

Voce/violino/Falena:

Creatura del mare…creatura del mare (modulato cantando) il mio deserto lunare…d’acqua i polmoni…resuscitano emozioni…emozioni…emozioni (picco sonoro) e volare…volare…volare….traslucida sembianza….cantare… (sommesso orchestrale) d’oblio ricordare ….nel mare….nel mare…nel mare…Bambino….bambina di vento…lungo viaggio in avvento……..fu poi l’abbandono…poi fu dono…fu dono …fu dono…(picchi in svisate sonore) …….. gommone divelto…oh morire fu svelto…. (incalzare appieno) fu breve agonia…il mare portò via……via…disperso…dispersa…consumata….consumato….nel corpo mutata….mutato…….si….si (è proprio la nota che si prolunga estesa) oblio d’abbandono….fu dono…fu dono…fu dono…e fu il suono…il suono…il suono..nenie nei campi di grano…non più…troppo lontano…lontano…lontano…lontano…gambe e braccia rotanti…ora…ali ali…ali…ali….il peso dell’acqua portare…ma l’acqua ora…salvare…salvare…salvare….trasmigrare…migrare…migrare…migrare…

sull’onda, nell’onda…sprofondare…sprofondare…mutare…mutare…mutare…luce feconda…cantare cantare…cantare (assolo violino) …nella polvere mutilati svanire…plancton del rinsanire…rinsanire…rinsanire…delle mie sponde la luce lunare…lunare riflette memoria…memoria…memoria… ma è scoria …scoria…scoria…nel vago pallore risplende…riflesso d’altra storia…storia…storia…e…canto…di grazia…per grazia…incredibile…nella spuma d’onda marina conchiglia di gloria…gloria…gloria…gloria…(Corale)

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Anime anfibie(una didascalia)

Ecco s’avanza, falena di mare, la sua luce appare e scompare, la sua voce sa di violino, luminescente è il suo cammino. Quel che fu ha voglia di dire, ma non è per memoria rinverdire. V’è musica d’acqua nelle sue parole, le espande perché non siano sole. Tutt’intorno il plancton riluce nella lunga scia dell’argento lunare, danza e canta del lungo cammino nel mare. Quel che fu lo possiamo ascoltare. Tra i mutanti è un gioiello cherubino. Le risponde un coro cristallino di migranti e sirene curiose, affannate natanti/cantanti sino all’alba del primo mattino. Di tra scogli rifratti nel buio granchi e anemoni fanno corona. Salmastra selvaggia e generosa fauna accoglie nuovo splendore…ed il canto che nacque al dolore, muta, in crescendo, in amore.

Anema.

Anema ca sguizza, anema fujente

anema ca pe’ tutte e’ parte se sente.

Anema d” criatura chiagnente,

anema misera e’ nu povero fetente.

Anema d’ogne crestiano

credente e non credente…

Anema ca si ‘ a chiammme

svanisce dinto a niente…

Anema de stu munno smarrito

anema de stu munno impunito.

Anema de fratellanza

ca s’avessa sentì dinto ‘a panza.

Anema trase stanza pe’ stanza…

Fammella sta generosa costumanza.

Coccinella.

Animaletto, caro spirito eletto,

di tra gli occhi sorpresi,

d’ansie di malori presi,

appari…

Un fanciullo urletto di gioia,

una macchia di colore su ciò che da noia.

“Oh, porta fortuna!

Guarda s’avvicina, non vola via!”

E del cosmo/natura la sorpresa

si insinua, vena gioconda,

e…tra vecchi e giovani fa presa.

Oh, d’anime belle è questa l’impresa.

Dell’imbrunire.

Dell’imbrunire amo l’istante.

Quell incerto permanere di luce costante.

Amo lo scurire del sembiante,

cereo, levigato cielo mutante.

Le trasparenze di grigio

velano nell’iride il verde

e dorme il colore, so che non si perde.

L’ultimo trillo sommesso

s’appisola sotto le ali

in un fremito di piume frali…

E l’imbrunire

conserva, negli ultimi timidi bagliori,

particelle infinitesime di antichi calori.

E’ come una dormienza di piccola morte

ti sovvengono le mille vie ritorte

un tempo amate, vissute e scorte.

Proemio. /anime anfibie.

Immagino corpi in onda marina,

sonanti, danzanti, in vortice, a flusso.

Riflessi argentei dal suolo lunare

e sono mare, mare, mare

riflessi argentei di mille e mille luci rare.

Immagino il miracolo del mutar del sembiante,

nell’imperscrutabile forza di vita amante.

E lì, giù, negli abissi, pullulare,

pullulare d’esseri fecondi,

fabbriche…

nell’oscuro, costruiscono altri mondi.

Non è sogno, è archetipo di gloria,

del ritorno al nudo seme è memoria.

Albere sfezziuse.

E’ comme si attuorne

vulesse sentì n’aria cchiu’ lieggia.

Lieggia,

comme stu raggio e’ sole nuvembrino,

mascalzone, insisto e frizzantino.

Me l’aggiu quase chiammata

pe’ scaccià sta pucundria e’ chiummo

st’aria pesante

ca me ‘nfanga de la vita ‘o ciummo.

Se abbastasse sta sfumatura e’ luce,

stu specchio riflesso e’ verde

ca dinto tra lli ffoglie riluce…

Ah, si abbastasse…

Però, st’uocchie mieje nce si fissano,

se fanno dardi pe’ scambià sta pace

‘a vonno, a cercano, a mplorano

e, chissà! Po’ essere ca st’albere sfezziuse

m’a danno, pecché, ‘o ssaccio! So generuse.

Lo sgomento.

E in quel vortice di immenso

si nasconde d’oltre il nulla

lo sgomento…

Baluginio di stelle rotanti

nel fragore del silenzio.

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige

per misurar lo cerchio, e non ritrova”

Oh, misura incommensurabile

d’eterno che non nasce e non dura

e ai tuoi bordi il tempo s’azzera.

Infinitesima e distante

La mente volatile eppure l’accoglie

questa particolarità del tutto,

e noi miracolo, perduto, smarrito,

d’intelletto ch’esplode nel panico del niente.

Francesco, lui.

Se è pur vero ch’io barcollo in credenza,

De Papa angelo

non posso non cogliere l’essenza.

Tuona vindice e potente

contra i mercanti del denaro,

ma non basta, caro angelo raro,

carico s’è fatto

dell’intero umano abitato,

Fratelli Tutti ci ha donato.

E del Cristo umano ha impugnato la spada,

di liberazione parla e di grazia è invasato.

“Verrà un uomo”

pronunciò di Pier Paolo il Francesco,

eccolo ora giunto,

proprio quando i mercanti pasteggiano al desco.

Si, lui…

del pauperorum homo ha gli occhi di ghiaccio,

fratello caldo di chi dorme all’addiaccio.

Ti voglio cantare,

da laico incerto e impenitente,

dei baciapile non me ne fotte niente.

Fa tua voce ferma e suadente

di Fra Cristofaro l’indice eleva potente

spazzale via le toghe e sottane

d’oscure trame luride puttane.

Ti manda Dio?

Non so e non me ne importa,

ma se così fosse,

per “Quelli” dell’Inferno hai aperto la porta.