Pietre sonore.

Ah, pietre…pietre…secolari distese di suono,

scalpiccio di passi, sussurri d’abbandono.

Cantatemi l’abbraccio del battito notturno

l’incedere solenne delle maschere e del coturno.

Io lo vedo:

la luce del tramonto ha lasciato orme d’ombra

tra lo sgomento di versi di sangue

e le risa sganasciate di un pallido comico vagante.

Ah, pietre porose all’impatto del tempo,

ditemi l’angoscia dell’umano sgomento,

quello svanire, eroso, delle voci nel vento.

Per un attimo si, ne resto stordito…

vi sento…vi vedo…ai bordi dell’infinito.

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Un bagliore di vento.

Non è ovvia, oggi, questa luce

ha un sapore ed un brillio di fiamma

è un pulviscolo di strana speranza.

Quasi mi risponde oscillando

con un bagliore di vento nella mia stanza.

Mi sorge un verso.

Ultimo, nella notte, mi sorge un verso

oh vorrei tanto mi suonasse diverso…

che so?

La luna a ponente chiama l’aurora,

vuol quella luce che ora l’irrora.

Ecco che l’oscuro lato nascosto

risponde

“lascia che il sole si tenga discosto

che troppa luce può bruciarmi i segreti,

aspetta, faccia luminosa e impertinente,

questo buio m’è caro e mi difende

dalla stolta curiosità della gente”.

Ecco, che mi crediate o no,

il verso m’ha infine colpito

proveniente dall’oscuro orizzonte infinito.

Emerge il segno…

Non avrà mai fine quello che sento

se tra i versi, qui lo rammento.

Nello spazio del mio corpo

dove si innervano parole vive

grafica è la danza del mio sentire.

Il cammino sonoro del mio vissuto

canta la grazia che da te ho avuto.

Ecco, reclino il capo e leggo…

oltre il confine delle stanche dita

piccolo e duro emerge il segno

che lastrica il sentiero d’una via infinita.

Sopralluogo nel teatro antico.

Cammino e v’assaporo, pietre antiche

com’è che così tante cose mi dite?

Scalpiccio, sussurri e risate di luce

sotto l’arcata che al teatro conduce.

Perché trasuda così forte questo spazio/tempo?

Non posso altro che farmi poroso a questo vento.

Che fai tu, ombra che mi incalzi?

Eh, lo vedo. T’allunghi e vuoi sfiorarmi

del tuo amore in versi baciarmi…

Accipio…

Oh, il mio sangue si fa vino

vino divino che Dioniso sparge…

Si sparge pulsante al ritmo battente

in pizzico di cetra e tese pelli

mentre m’assale un tintinnio di campanelli.

Così prendo dal tempo altro la gioia

e del presente muto uccido la noia.