Scheggia tangente.

Un corpo, un’anima, una vita,

è questa la linea imperterrita e sfinita?

Un gioco a dadi ogni occasione persa

questa rara fortuna è così dispersa?

Della ruota immensa del divenire

si inclinerà l’asse ed io potrò fuggire?

Imparerò presto il mestiere

della scheggia tangente, lo farò a dovere

ed andrò via…

dovunque…purché immemore sia la via.

Oltre quella porta…

Dove si nascondono i segni del nostro vissuto?

In quale anfratto della frattura del tempo?

Nella casa dove nacqui c’era un enorme e antico salone

esagonali mattoni di pietra cotta traballavano sonanti

e giù, al centro della vecchia cucina

s’intravvedevano altre vite indaffarate fuggenti.

C’era una porta a due ante a destra in fondo

nell’antico salone, dava nelle stanze da letto.

Mille e mille volte ho spinto la memoria in quelle stanze,

per me, bimbo, il mistero della notte…

forse luogo  di pianto e d’amore…

per me impenetrabile rimosso oltre una soglia.

Mi son detto…perché del salone vivo colori e rumori

mentre di quell’oltre mi si annebbia ogni bagliore?

Mi son detto

se solo potessi ora riattraversare quella porta

scoverei d’altri strati di vita memoria…

Ricordo la vetrata che dava sul cortile

luce bianca, velata e  gentile….

ma se strappassi il velo  oltre quella porta,

ne son certo, altre mille mie vite ne vedrei sortire.