Cosmica attrazione

Ho visto notturni di stelle

di mille e mille cieli facelle,

galassie vorticose, ultramondane,

pupille di donna di luccichio arcane.

In questa alterità di immenso,

ogni mio viaggio fu lungo e denso.

Oh, di cosmica attrazione

inesauribile energia di intenso,

è quello che chiamo amore,

istinto caldo del viaggiatore.

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Il tuo nome.

Ecco lo sussurro il tuo nome

e non mi si sbriciola l’anima.

Lo sussurro e sillabo l’incanto

quasi come t’avessi accanto.

Il tuo nome è suono gentile

come la primavera d’aprile,

prezioso assai più di un monile.

E tu che leggi queste righe

china il capo e sorridi,

sorridi di quest’eco al vento

che vibra intenso di ciò che sento.

L’archivio del sempre.

Mi sono addormentato nell’abbraccio del tuo odore,

dal magazzino dei sensi me ne è emerso l’olfatto,

così tanto presente da avvertire la tua carne al tatto.

Ed il fiato di sussurro di labbra quasi combacianti,

quel sapore/calore che ha in bocca il sogno avveniente

sì da farmi benedire ciò che questa carne assorbe,

marchiata di scelta quando nella tua si annienta.

Oh quanto è più solido il corpo della mente sveglia,

solido artigiano dei suoi sensi aperti in dormiveglia.

Lui non ricorda, non si crogiola in fantasmi di memoria,

lui apre le dighe al flusso dei sensi attiva sinapsi di storia

scaldando l’epidermide

con cellule gemmate dall’archivio del sempre.

 

Verso altre sponde.

Il mare unisce, ma è distanza,

orizzonte estremo di lontananza.

Mi invita al viaggio,

ma se è in tempesta mi tiene ostaggio.

Tu sei, mio mare d’amore,

ciò che mi attrae

e ciò che mi sgomenta il cuore.

S’io t’avverto distesa d’acque calme,

in te mi tuffo e rischio l’immersione

ed è lì che tu ti infuri in mulinelli d’abisso

trascinandomi sul fondo stupito e tristo.

Resterò sul ciglio alla battigia

ad assaporare il suono delle tue onde,

sognando solo

di far scia con te verso altre sponde.

Piccole nuvole cadenti.

Sfioriti sono i petali del mio fiore d’amore,

la bruma di inverno ne ha dissolto il colore

ed impalliditi si sfogliano, piccole nuvole cadenti,

un tempo sole rosso di nature vigorose e splendenti.

Oh diafana bellezza apparente

che sfiorisci nel respiro del niente,

pallida, come il cereo volto dell’amante,

dissanguato dal rosso di sangue calore

che gli donavano i petali del fiore d’amore.

La favola dell’ombra.

Ti racconterò la favola dell’ombra che fugge

libera e sfrenata del desiderio che dentro mi rugge.

Attende, sorniona e fugace, il mio sopore

e lei si sgancia verso luccicanti luci d’amore.

E pure quando me ne avvedo…

troppo tardi! La vedo confondersi nell’albedo.

E va! Va!

Oltre il mare, lungo la scia della rifrazione lunare

sino ai palazzi che io ho, immaginifico, in testa…

E tu. Tu che la vedi acquattata dietro la tua finestra

non sobbalzare di bimba paura,

è allegro e lieve questo doppio scarnificato,

accoglila come si fa con cosa di natura,

i suoi atomi sono danza in festa,

lei è libera…

dalla dolorosa ossessione che ho in testa.

Grigio perla.

Oggi è smorto il colore,

impera il grigio freddo

e di spento smeriglio è il bagliore.

Chissà tu in quale cantuccio

raccogli il tuo umido d’ossa

o, forse, in carne fremente vibri

in cerca di calore…

Io mi fingo, nel pensiero,

il tuo sguardo triste e fiero.

Nel freddo, desolato, istante

ti lascio…

il grigio perla di un pensiero amante.