Anime anfibie (grotte di rinascita)

E tra immagini di grotte, da acque invase, baluginii d’argento rossastro come di vita cangiante….onde d’anime di plancton oscillano quasi a vita evocare…un coro sordo viene dal mare…evoca caldo il raccontare come un flusso di voce che viene e scompare, mentre emerge, cellula vivente, ciò che prima era altro, assente… e dalle caverne bagliori di zolfo inferi vitali d’acque sulfuree a vita donare…perché chi racconta ormai, ne è parte, è mare.

Creatura( Tra oscillazioni cremisi ed archi ad onda): 

Nce sta na’ caverna

addò ‘o mare trase e jesce

dice ca è na caverna affatata.

Siente pure l’addore de la moria dei pesci

si tu la esplori e te faje curaggio.

Nce truove pure li lische de li sirene

quanne dinto ‘o bagnasciuga facevano ammore.

Ma si addore bbuono siente pure ‘a puzza d”o zolfo

e te vene a mente,

ammagare na’ notte de vierno

ca chella po’ pure essere na porta de ‘nfierno.

‘O mare ncoppe e sotto ‘a fiamma…

I’ na vota nce trasette

e m’ha lasciato, p”a nostalgia,

nu dolore fitto fitto ‘mpietto.

E sul dire la creatura quasi si confonde tra le onde…tra le onde…mentre nuova vita tra le grotte si diffonde…oh, miracolo dagli abissi incandescenti…viscere/mare dal cuore della terra divinità immanenti…

Voce/Violino/Falena.

Voce/violino/Falena:

Creatura del mare…creatura del mare (modulato cantando) il mio deserto lunare…d’acqua i polmoni…resuscitano emozioni…emozioni…emozioni (picco sonoro) e volare…volare…volare….traslucida sembianza….cantare… (sommesso orchestrale) d’oblio ricordare ….nel mare….nel mare…nel mare…Bambino….bambina di vento…lungo viaggio in avvento……..fu poi l’abbandono…poi fu dono…fu dono …fu dono…(picchi in svisate sonore) …….. gommone divelto…oh morire fu svelto…. (incalzare appieno) fu breve agonia…il mare portò via……via…disperso…dispersa…consumata….consumato….nel corpo mutata….mutato…….si….si (è proprio la nota che si prolunga estesa) oblio d’abbandono….fu dono…fu dono…fu dono…e fu il suono…il suono…il suono..nenie nei campi di grano…non più…troppo lontano…lontano…lontano…lontano…gambe e braccia rotanti…ora…ali ali…ali…ali….il peso dell’acqua portare…ma l’acqua ora…salvare…salvare…salvare….trasmigrare…migrare…migrare…migrare…

sull’onda, nell’onda…sprofondare…sprofondare…mutare…mutare…mutare…luce feconda…cantare cantare…cantare (assolo violino) …nella polvere mutilati svanire…plancton del rinsanire…rinsanire…rinsanire…delle mie sponde la luce lunare…lunare riflette memoria…memoria…memoria… ma è scoria …scoria…scoria…nel vago pallore risplende…riflesso d’altra storia…storia…storia…e…canto…di grazia…per grazia…incredibile…nella spuma d’onda marina conchiglia di gloria…gloria…gloria…gloria…(Corale)

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Anime anfibie(una didascalia)

Ecco s’avanza, falena di mare, la sua luce appare e scompare, la sua voce sa di violino, luminescente è il suo cammino. Quel che fu ha voglia di dire, ma non è per memoria rinverdire. V’è musica d’acqua nelle sue parole, le espande perché non siano sole. Tutt’intorno il plancton riluce nella lunga scia dell’argento lunare, danza e canta del lungo cammino nel mare. Quel che fu lo possiamo ascoltare. Tra i mutanti è un gioiello cherubino. Le risponde un coro cristallino di migranti e sirene curiose, affannate natanti/cantanti sino all’alba del primo mattino. Di tra scogli rifratti nel buio granchi e anemoni fanno corona. Salmastra selvaggia e generosa fauna accoglie nuovo splendore…ed il canto che nacque al dolore, muta, in crescendo, in amore.

Proemio. /anime anfibie.

Immagino corpi in onda marina,

sonanti, danzanti, in vortice, a flusso.

Riflessi argentei dal suolo lunare

e sono mare, mare, mare

riflessi argentei di mille e mille luci rare.

Immagino il miracolo del mutar del sembiante,

nell’imperscrutabile forza di vita amante.

E lì, giù, negli abissi, pullulare,

pullulare d’esseri fecondi,

fabbriche…

nell’oscuro, costruiscono altri mondi.

Non è sogno, è archetipo di gloria,

del ritorno al nudo seme è memoria.

Jo del deserto.

E da sempre io chiamai l’acqua santa,

io che nacqui abbeverato di sabbia

costumato a respirare fame e rabbia.

Ora emergo questa argentea notte,

quale corpo abbandonato.

Fu un canotto malandato

a smarrirsi, lui dannato, tra le rotte.

Oh, pagai bene la mia morte

tra la folla estratto a sorte.

E voi fratelli naufragati

accorrete ora a frotte

(flussi di corpi in velo ondeggianti in canto)*

luccichiamo tra anfratti e grotte

quale plancton argentato

a nuova vita,

nel canto in memoria nato.

*è una didascalia…

*I corpi in velo, tutti, quasi respirando in mantice, formano una coltre argentea.