M’è caro viaggiare dei bordi al delirio quale ombra tra mondi.

Non so davvero se questo scrivere mi traccia un sentiero in altre regioni…un’avvertenza tra stazioni sospese, come un vagabondare per altre imprese…Io so che attendo come un lemma/chiave un suono/visione…quello che so è che è tutto sospensione come quando cammini e ti fermi a rincorrere un rumore inatteso o uno sguardo che è altro, un frammento, un mistero. Magari anche un volo d’uccello in stridio o un mulinello di foglie o un golfo impazzito di luce. oh, certo ci sono tante vite che mi bussano dentro ma in questo tempo tutto si stempera come in una vertigine di cosmo e di terra…dagli scotimenti di un mondo in guerra alle mie paure, finalmente libero, forse, da un piccolo, privato deliquio d’amore. E mi si è fatto questo corpo un crogiuolo di mille archivi di un io che va svanendo nei molti, nei volti felici o smarriti di quelli che sono o che furono o che saranno…troppe anime fanno voci perché io sussurri solo le mie storie atroci, feroci, eppur briose , ariose, giocose…Ma questa scrittura s’è fatta , ora troppo porosa come una scena allestita tra teatri impossibili, solo a tratti visibili in frammenti di fantasmi/presenti sconosciuti ardenti. E canto ai bordi, quasi giullare vagante, nomade chiamante tra un dies irae e un rullare di tamburi, lungo i muri d’umido muschio inseguo lucertole e ne faccio di giurassico creature…troppa è la vita per chiuderla nel secchio del piccolo stagno dei miei ricordi che neanche il mare può accogliere le rifrazioni di milioni di accordi…e batto il ritmo di ipnotiche assonanze, non per dire (che troppo indicibile preme intorno) ma per partire in fuga ed immersione nel sospiro sonoro di un’inattesa miracolosa percezione. Questo troppo un po’ mi strenua, un po’ m’uccide… e ho deciso e ho fatto il salto abbandonando, per sempre il piano di Euclide.