Bellezza in abisso.

E sospiro pensando bellezza…

Oh, certo, non sgombro ogni cupo pensiero,

ma vivo immerso, in altra luce, fiero.

Mie care millenarie visioni arcane

s’io v’avverto le angosce mi si fanno vane.

E ti vedo…traslucida grotta sul mare

mistero e gola d’azzurro immenso

dove il profondo è silenzio denso…

E d’Afrodite statua carezzata d’alga verde,

inno d’amore che lancia un’eco che si sperde,

mentre natura accoglie il miracolo di nostra esistenza,

manufatti d’ingenua e potente resilienza.

In un quadro d’autore.

Tanta è la voglia di raccontare una storia

non so se collocarla ora o allora

o, perché no? In un tempo a venire…

Potrei raccontare d’una notte

lungo il sentiero dei cinghiali

nel tramestio di selve e di bacche sbucciate.

Potrei raccontare delle lucciole curiose

che si affollavano intorno

quali luce di fate amorose…

Potrei raccontare l’attesa d’ogni giorno

o i pensieri belli della strada del ritorno.

Invece mi va di raccontare una visione…

Lungo la polvere di deserte vie

cammineremo, soli, lasciando scie,

orme d’ombre lunghe su strade in disuso.

E parleremo d’arte col cuore confuso

scoprendo, magia,

d’esser parte di un quadro d’autore

un tardo impressionista fuso d’amore.

Memoria d’una apocalisse.

Siamo più di mille tra la battigia e le onde,

mentre il sole tramonta, disco immenso e rovente…

siamo più di mille io e la mia gente…

non c’è scampo alla rovina…

per me e la mia gente la fine s’avvicina.

Officiammo al tempio l’ultimo rito

per affidare al mare il nostro grido…

Ed il grido si fa ora canto di memoria

che affida al tempo la nostra storia…

Fummo, noi, popolo uno e potente,

connessi noi mente per mente

e presto saremo una marea assente.

Ecco eleviamo ora il canto disperato del morente

affidando ai corpi muti del nostri lari

gli ultimi pensieri cari.

Costruimmo città ardite,

guglie e volte infinite

fatte polvere al calore

di questo sole che ora muore…

Come un senso dell’arte.

Così distante, stamane, quel biancore di neve,

un orizzonte d’ondulata lontananza

incongrui venti di gelo nel sole lucido che taglia.

A volte, chissà perché, lo sguardo si fa viaggio

e tu cammini su quel filo sospeso, danzante raggio.

E sei qui e sei lì o da nessuna parte

e sei, in anima,

quadro dipinto, come un senso dell’arte.