Il colore della notte.

Voglio parlarti del colore della notte,

quel rosso intenso venato di nero,

un tunnel di vaghi bagliori,

striature di mondi, baluginii di colore.

E’ il caleidoscopio ad occhi chiusi,

nel dormiveglia dei sensi, lieve torpore.

Una corsa è, tra stanze e valli,

ed i volti si disegnano, s’allungano svanendo

e tu ne sei il vago pittore,

facitore di sogni, in un viaggio d’ardore.

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Mistero gioioso.

M’è caro questo piccolo respiro di vita

come un tempo sospeso nella spirale infinita,

il giro dell’andare in tondo

senza intendere nulla di questo mondo.

No, non indago, non costruisco imago,

lascio che sia questa misteriosa via

passaggio , transito selvaggio,

all’oscuro di tutto, incerto viaggio.

E tu che mi incroci, splendida avventura,

di quest’anima inquieta non aver paura,

torna alla memoria di un mistero gioioso

che il cammino è in avanti, ma anche a ritroso.

 

L’impercettibile soglia di Van Gogh.

Fioche luci in sfavillio lontano

come vorrei che tu mi prendessi per mano.

E mentre non so dove andiamo

la notte in alba fiorisce in richiamo.

Come sa di languore

questo precario bagliore,

questo avvenire di tiepidi colori

che dipinge il dire che ti innamori.

E’ l’impercettibile soglia di Van Gogh,

quel notturno tra stelle urbane

che trafigge la cornice quale cosmo immane.

E noi fermi nel tempo, nella notte che fugge,

figli d’aurora… è una memoria che punge.