Del cosmo visioni.

Tra le albe di fuoco d’altri mondi

tra rossi rubino roridi tramonti

mentre galleggiano

sconosciute lune all’orizzonte…

l’anime mia e tua si intrecceranno monde.

Nuove, nuovissime…

bambine in continuo viaggio,

anime infanti, suoneranno note

ad onde estese di infinito raggio.

E vivremo lì

proprio dove ha origine ogni suono

melodie di luce, languido abbandono.

Sconosciute primavere.

Tra gli infiniti mondi…

tracciati di vite sospese,

ellissi di mille universi

percorse in labirinti inversi.

Eccoci

viaggiatori dell’otto dormiente

tra l’inizio e la fine in un niente.

Protocellule d’anime vaganti,

degli infiniti inconsapevoli,

consapevoli solo degli istanti.

Si’ come angeli

d’attrazione in tra le sfere

saremo le luci

di sconosciute primavere.

Vivide essenze.

Potessi io sfiorare la membrana dell’altrove.

Quella nicchia ascosa…

nella curvatura dello spazio/tempo.

Per un attimo avvertirei le voci e i bisbigli

degli infiniti giochi del frattempo…

Richiami intensi al trasmigrare

come se così

si potesse dare un senso al nostro andare.

Potessi io sospendere

l’ossessione percettiva del soggetto

colui che vede conosce e non sa di essere.

Potessi immergermi nell’oblio del nuovo

quale angelo selvaggio nell’immenso ritrovo.

Ecco nel turbine di membrane sfioranti

vivide essenze del cosmo amanti.

Un luccicore che viaggia.

Dicono che le stelle che vediamo

potrebbero già esser svanite.

Un luccicore che viaggia,  disperso nel cosmo,

infinito pulviscolo di particelle

e forse chiamiamo false quelle facelle?

Quelle, proprio quelle, che ci argentano lo sguardo?

Illusione è di luce del sagittario il dardo?

Oh no, ciò che luccica non muore,

fosse pure ricordo di luminoso dolore.

Persiste e trafigge nell’intoccato vuoto

ciò che viaggia oltre il tempo e a cui tu resti devoto.