E tu racconta…

Raccontami una favola,

prima dello spuntare del sole

e fallo mentre mangi le belle more.

Ah, quel bel frutto succoso

succoso di rosso ti farà la bocca

si’ da incantarmi al tuo muover di labbra,

prima che di rosso si tinga l’alba.

Io mangerò del buon pane caldo,

caldo di vino grezzo e asciutto

che mi sopisca la veglia verso la porta del sogno.

E tu racconta…

Racconta di metamorfosi amorose

di magiche e pinte pietre preziose,

di incredibili pulci ammaestrate

e di dorate cerve nel bosco fatate.

Ed il sogno sorgerà col sole d’oriente,

più vero del vero

ed io, tranquilla, non ti chiederò più niente.

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La favola dell’ombra.

Ti racconterò la favola dell’ombra che fugge

libera e sfrenata del desiderio che dentro mi rugge.

Attende, sorniona e fugace, il mio sopore

e lei si sgancia verso luccicanti luci d’amore.

E pure quando me ne avvedo…

troppo tardi! La vedo confondersi nell’albedo.

E va! Va!

Oltre il mare, lungo la scia della rifrazione lunare

sino ai palazzi che io ho, immaginifico, in testa…

E tu. Tu che la vedi acquattata dietro la tua finestra

non sobbalzare di bimba paura,

è allegro e lieve questo doppio scarnificato,

accoglila come si fa con cosa di natura,

i suoi atomi sono danza in festa,

lei è libera…

dalla dolorosa ossessione che ho in testa.