Un giorno…per puro caso…

Potrei un giorno,

per puro gioioso caso incontrarti.

Ti direi: “Buon giorno,

mi pare di conoscerla!”

Oh potrai sorprenderti o sorriderne, non so,

Se di tanto saremo mutati,

potresti persino rispondermi:

“Signore, vi sbagliate”.

Ed io: “Può darsi…è che nel vederla

ho dato volto a un’emozione”

E tu: “Il passato fa brutti scherzi,

si insinua nel presente

ed è con lo stato delle cose attuali irriverente”.

“Vero”, direi, “ma non fa niente,

son quello che sono, ora, qui presente”

“Che senso ha, se non abbiamo da dirci niente?”

Così tu diresti, con un sorriso amaro,

forse con un piccolo rimorso baro

e andresti via con un “ciao” per altra via.

Ed io che so che fosti mia

seguirei, con lo sguardo, la tua cara postura

memore di quando mi fu compagna quell’andatura.

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L’impercettibile soglia di Van Gogh.

Fioche luci in sfavillio lontano

come vorrei che tu mi prendessi per mano.

E mentre non so dove andiamo

la notte in alba fiorisce in richiamo.

Come sa di languore

questo precario bagliore,

questo avvenire di tiepidi colori

che dipinge il dire che ti innamori.

E’ l’impercettibile soglia di Van Gogh,

quel notturno tra stelle urbane

che trafigge la cornice quale cosmo immane.

E noi fermi nel tempo, nella notte che fugge,

figli d’aurora… è una memoria che punge.

Vagheggiando “Il settimo sigillo”.

A volte parlo della Morte, del Cavaliere e del Giullare

e lo faccio distillando latte e miele, un sapore da amare.

Dagli occhi vitrei d’assenza balugina il nulla dell’innocenza,

mentre altri occhi bambini vedono sorrisi di un’alba senza temenza.

E la Morte attende sorniona lo squillare delle trombe del giudizio

e si prepara a danzare lungo il declivio, recando anime verso il precipizio,

ma il sapore delle fragole altre vite attende,

perché, del giullare, lo stupore non si arrende.

Oh maestro di magiche lanterne

di umana pietà dai vita a vicende alterne

e ci dici che l’uomo, nomade, nel tempo e nello spazio,

ai bordi del nulla, d’assaggiare natura e vita mai è sazio.

S’annida…

Scandaloso è il mio sogno d’ardore,

un notturno film di bizzarro amore,

oh, ti prego, non la chiamare ossessione,

chiamala, se vuoi, persistente erosione.

Come acqua su roccia nei secoli

il tempo leviga la rossa del desiderio durezza,

ma non fa che renderla lucida, diamantina gentilezza.

E allora non l’affido all’inutile fluire

ad un banale, ovvio ciclo del rinverdire,

l’affido, invece,

alla pratica silente dell’oscura materia resiliente.

S’annida, questo grumo di piacere,

nell’onda onirica del mio sospeso volere,

spira inesorabile d’allaccio,

gioco estremo, potente…e qui mi taccio.

 

 

Come in un film di Bergman.

Come in un film di Bergman

con la mia anima gioco a rimpiattino.

Mentre l’ora scioglie il suo duro andare

per altri tempi e luoghi sento il cuore brillare.

E viaggio tra treni e letti, spiagge e monti,

e sono albe che scivolano verso frementi tramonti.

E vedo te ed io, coppia d’anarchia,

in continua instabile vaganza

ed ogni flashback si fa di carne sostanza.

Effetti di un sogno interrotto.

Sai cara, non sono mai andato via

si resta sempre dove le cellule fanno scia.

E’ d’argento il filo del mio tempo fermo

troppo stupido e triste era misurare quel che scorre

Come un quadro di Dalì il mio tempo si scioglie

tra i simboli e le materie delle mie voglie.

Ed è colore.

Colore che cede alla luce, cede al dolore

disegnando un quadro di passione, d’amore.

Ecco i cari Effetti di un sogno interrotto

ed io sono nel dipinto, ma anche lo guardo

e nel tempo altro della composizione…

ne entro e ne esco mentre di calore ardo.