Nel placido sonno.

Vorrei vestire questi ultimi miei canti

con il candore dei gigli, di natura santi.

Disperdere nel Sole d’estate le feroci calure

nella pace d’un Eden di verdi radure.

E smettere così il pianto d’un angusto rimpianto

nel sereno dormire di un eterno imbrunire.

Se a me non è dato la bella stagione rinverdire

mi sia concesso, nel placido sonno, morire, morire.

Una morte gentile.

Una mietitrice sorridente…

oh se davvero fosse così accogliente,

mani gentili a cogliere il fiore morente,

mentre lo sguardo ruba

l’ultima luce a ponente…

e si fa biondo il grano in luce radente,

nello sfiorir dei petali,

l’intermittenza visionaria del dormiente.