Un richiamo di immenso.

C’è nel suono un richiamo di immenso.

E’ l’armonia di un tocco gentile

in una fredda, limpida  sera d’aprile.

Oh vanno le note vanno

vibrano sfinite le corde

immateriale, nella volta, visione.

E lacrima di un dentro antico sgorga

e non importa che alcuno le scorga.

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Ognettanto na’ resata.

Si guardo a sto munno ca s’arravota

nun pozze cchiu’ cantà comme na’ vota.

Si tutt’attuorno ‘a gente va a funno

i’ pure cu ll’ate sprofunno…

No, nun è malia de dolore o pucundria

so e’ chiante d”e criature

c’arrivano d”a parta mia.

Io e’ sento! Vuje nun e’ sentite?

Vulite pazzià ancora cu l’alleria?

Stabbene! Facimmece ognettante na’ resata,

ma purtammela a ghigno e sdegno

pe’ tutte chille ca distruggono stu regno.

 

Parte sorella.

Sotto i tetti d’altri mondi

vivono cuori che non conosco.

Oh, vorrei cantarne le gioie e i dolori

e ne cerco nell’etere richiami

perché è come se questo freddo

me ne mandasse sciami…

Ma siamo soli su questa terra

quasi ignoriamo ogni ansia e guerra,

ma oggi il mio petto ansima

le grida cupe del pianeta,

le discrasie e disgrazie causa moneta

e la mia solitudine si veste di lacrime arse

parte sorella di milioni di lacrime sparse.

Un miracoloso accidente.

Molti ti diranno che la vita è breve,

di un’insenatura di fiume un’ansa lieve.

E ti diranno anche godila ogni istante,

fatti cavaliere e non oscuro fante…

Ti dico io, invece, che tu sei particella di infinito,

grumo consapevole di un prato altrove fiorito.

Sei tu un miracoloso accidente

di un mistero d’amore nato dal niente.

Sei parte, allora, d’espansione di universo,

sentilo, avvertilo e non sarai mai perso.

Nel decumano.

Nel decumano scorre, denso e silente,

scorre liquido un fiume di gente…

Si va, si va…chi a sguardo chino

chi tenendo per mano il suo bambino.

Butta l’aria musica chiassosa,

mentre l’inglese abbraccia la sposa.

Chiacchiericcio intenso alle soglie d’un portone

uno parla e gli altri gli tengono sbordone.

C’è chi gusta un cartoccio

e chi giocando

si muove come un fantoccio…

Io vivo, guardo e scrivo

ammazzando, così, il tempo corrivo.

Qui batte il cuore di Napoli ospitale,

eppure

una punta di dolce memoria fa un po’ male.

Un mulinello di foglie

Irresistibile leggerezza d’un mulinello di foglie

lievi e vorticose come le mie voglie.

S’abbandona il pulviscolo a scorie

tra raffiche di vento che raccontano storie

storie di un pianeta in subbuglio

geologica astronave che trasborda gente stanca.

Oh, come le foglie vorrei volare a destra e a manca,

in un vortice di vita che non arranca.

Ecco tutto tace,

mentre il vento non porta voci

ed io non trovo pace.