Parole…

Ho riempito archivi di parole

chissà se vivono ancora

o se sbiadite si sono sciolte al sole.

Parole che aprono porte

parole estreme che danzano la morte.

Parole d’aria per voli leggeri,

parole di fuoco per infiammare i pensieri,

parole d’acqua per trafiggere gli abissi

parole di terra per placare gli eccessi.

Con le parole ho dato orbite ai mondi

lanciandole in ellisse per viaggi fecondi.

Il girone degli stolti.

Soffia, questo tempo, una leggerezza

così vieta ed ovvia tanto che olezza.

Ah, dov’è il vero riso che scoppia d’allegrezza?

Ecco il girone degli stolti

che canta, sdentata la sua pena per gli incolti.

Sgangherata è  d’omuncoli la postura

in questa danza sguaiata di fine natura.

Dov’è il sacro riso del bimbo

che nasceva da insana paura?

Ombra tribale che scacciava il male…

Oh questo presente, no, proprio non vale.

E il pescatore…

E il pescatore intrecciava la rete,

dentro il cuore, sguardo assorto,

la cura intima di un filo ritorto…

-Di notte, per mare, tu con gli angeli parli.

– Si…

– E’ la solitudine o il bagliore della lampara?

– No, è la voce del mare,

delle vite mi faccio compare…

Mi guarda, sorride e pensa intenso

lui, che, ogni notte, sfida l’immenso.

Smarrimenti in scrittura

Mi si è detto: “parli solo di te, non sai creare un personaggio, una vita altra…” Fosse facile entrare in vite altrui…qual è il grimaldello che apre la chiave del dolore a te sconosciuto? Si può forse fantasmare un sentimento ignoto? Millantare una gioia nata da anfratti oscuri? Oh, certo, l’io è un bastardo ingombrante un micromondo che pullula di complessità a volte false…vere e proprie trappole di una visione monocentrica… Aprirsi si, ma non sostituirsi…confessare che tutto parte dalla melma del tuo io. E contaminarlo, si, di vite..accettarne modi, lingue, posture…tolleranti d’ogni visione… e così forse, smarrirsi…ecco perdersi più che trovare e disegnare altri ignoti.   E se ti fai rugiada potresti diventare goccia tra gocce sbeffeggiando il tuo grumo d’io persistente…ed inventare così il linguaggio giusto che ci porta alle soglie infinite del niente…

Noi, sconosciuti…

Ricordi, noi, sconosciuti ai bordi del mondo?

Stranieri in terra nostra si andava,

a sfidare impavidi occhi abbagliati

da luce d’aura ignota sorpresi…

E ne ridevi…che so? Modella del tuo pittore,

o, certo, musa ispiratrice…

io poeta e tu, forse, un’attrice…

O, magari coreografo d’una nuova danza

e si rideva ancora,

suonando gioia nella penombra d’una stanza.

“Son due giornalisti, quelli, vedi, appuntano tutto”

“Ma no, son francesi, non senti l’accento?”

E di mille vite vestiti, in maschere di viaggio,

di invidia e di ignoranza facemmo beffa ed oltraggio.

Oh libertà d’amore bambino!

Facciamo che io ero, facciamo che tu eri

con me, con te, per il mondo, come fosse ieri.

 

Sommesso orgoglio.

E un canto risuona d’unione civile

Bella ciao…

versato è il sangue di libertà in aprile

Fischia il vento…

Rosso d’alba si fece il cuore

e questo è il fiore…

del partigiano vibriamo d’ardore.

Urla la bufera…

di morti e di patria è storia vera.

Ed io la canto in sommesso orgoglio

piccola pietra lanciata in onda

che s’alzi e sommerga

lo stupidario che ci inonda.