Un trillo di richiamo.

E tu cinguetti sul ramo al Sole.

T’ascolto io mentre canti note di richiamo.

Te ed io sappiamo entrambi dove siamo.

Tu canti e mi rallegri

pur se so che tu mi ignori.

Eppure questo imprevisto sole d’aprile

nel tepore ci lega…

Ed anche io canto, nel silenzio,

un trillo di richiamo…

Non è ugola vibrante

ma è di natura desiderio

d’un cuore amante.

 

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Piccolo buio.

Nessun suono…neanche un ronzio…

parole parole parole s’affollano

ma non c’è via.

E m’è cupo di noia il tacere

mentre nel silenzio si spegne

la luce del dire…

Scrivo e canto…

Scrivo e canto per occhi che più non mi toccano,

Scrivo e canto per una bocca che più non mi sfiora.

Scrivo e canto quel che sento al rintocco dell’ora.

E dico pure alla carne persistente

che di lei non ho,non ho più niente.

Non ho il suono vibrato del suo riso,

non ho il soffio del suo accanto sul viso.

Non ho l’acqua della sua lacrima che spalla mi asperga

non ho il suo “vado”

mentre , in torsione di saluto, mi da le terga.

Eppure scrivo e canto,

non è memoria di incanto o mente che ricorda,

ma fiato d’anima sua che col mio respiro s’accorda.

 

 

Vorrei rubare…

Vorrei rubare i tuoi pensieri

e portarli lì dove nascono fiori,

fiori incolti di faville e colori

in altri mondi sublimi e sonori.

Vorrei viaggiassero, con me,

in sogni di veglia

scrollando via le scorie

di un sonno in travaglio.

Vorrei dar loro l’oblio d’ogni mio sbaglio

e li farei cantare, muti, di bellezza

al vento nuovo che cancella ogni asprezza.

 

Tra Valchirie ed altre storie.

Ruggisce fiero, rampante il mio pensiero

fra tocchi d’armonia con occhi di sparviero.

E viaggio, mi insinuo, tra luci d’artista

mentre dentro mi risuona di Wagner la cavalcata

ed il frenos sconosciuto e divino m’avvampa.

Entrerò a passi felpati nel cielo di volta occhi sbarrati

e so che il pensiero si farà parole di fiamma

gioco d’amplesso evocando divino dramma.