Turgido ardore

Se è questo, ora, il mio sentire

perché mai ne dovrei patire?

Ebbro di vita m’accarezzo

ed il tuo seno al mio è adesso.

Labbra di senso schiuse,

battenti d’accesso al soffio

che il gelo respinge

in antro profondo di calore.

Non posso io chiamarlo amore?

lo chiamerò, allora, turgido ardore.

Fantasmagorica epifania

Perché, Natura,

non compi l’ultimo passo?

T’evidenzi, lo so, nei miracoli

del giro dei soli;

perché mai ci nascondi i prodigi

che tra le tue pieghe,

gelosamente serbi?

Gli infinitesimi mondi

che sono la tua radice

a noi li celi, beffarda,

paga di darci, solo,

ciò che è manifesto.

Fatti, una volta,

fantasmagorica  epifania,

espandi, in prodigio,

le tue particelle:

fa danzare ai nostri occhi

le tue antiche realtà gemelle.

Farfalle ardite

Come di gioia impazzite

si posano sulla mia pelle

di ghiaccio le farfalle ardite:

no, non salgono dalla porta di Dite,

ma dal cosmo

di cometa benigna son partorite.

Scuotono le minute ali dal piccolo gelo

e di nuovo colore si fanno un telo;

di speranza, un telo intessuto,

c’ogni uomo divien

di tanta bellezza muto.

La porta…

C’è una porta d’ante infinite

che preme e s’apre nella mente

e il dentro e il fuori

oscillano in un niente…

Vi spingono masse d’angeli

e pure creature infernali

son fatte di vento ed ali:

soffiano soffiano

in note stridule e suadenti

che , a volte, pur’io batto i denti.

Sinite ad me!

Entrate pure,

di mille paure

fatevi sostanza

ma, sappiate,

che a chiave d’accesso

pongo la speranza.