Lieve messaggeria.

Oh, materia d’onde gravitazionali,

angeli neuroni nell’etere invio,

un dire espanso senza suono

che paziente attende una corteccia che li prende.

Nel respirare penso e il pensiero raddenso

grumo d’atomi feroce

al tuo mare vertiginosa foce.

Amica cara, non esperimento telepatia,

ma affido all’aria lieve messaggeria,

pregando le nuvole sparse,

di farsi condensa dell’anima mia.

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Se mi vedi…

Tutto è buio…

ci vogliono occhi per percepire la luce.

Tutto è silenzio…

occorre l’aria che propaghi l’onda.

Nulla è in sé…

tutto è per noi che siamo…

Allora se mi vedi

potrai avvertire la luce

se mi ascolti

ho emesso un suono che l’aria inonda.

Miracolo è l’abitare

dono dei sensi il percepire.

Oh mi sgomenta e mi travolge di bellezza

questo nostro essere ricettori del cosmo,

attrattori, a volte indegni,

di suoni luci e colori di infiniti regni.

Vorrei cantare l’allegria.

Lungo i muri e nei viali

si consuma il delitto dell’assenza.

Una lucertola

si crogiola al sole e se ne frega.

Tu dici che

l’aria a questo mondo mi lega.

Ma l’aria è calma apparente,

persistenza di lieve vento

che si fa di vita memento.

Ma come la lucertola

quest’aria se ne frega

di quel dolore che dalla vita mi slega.

Oh vorrei si cantare l’allegria,

levitare nell’azzurro oggi intenso,

dire che è segno di un abitare immenso,

ma l’accumulo di percezione di bellezza

m’è veleno di dannazione e di tristezza.