Troppo Pierrot, poco Arlecchino.

Quasi un acufene mi instilla sonoro:

“scrivi algido non scrivere in abbandono”.

Vorrei provarci ad ascoltare il duro suono,

ma sanguino

succo di mirtilli e mi si fa dolce il tono.

Sono troppo Pierrot e poco Arlecchino

nel corpo, si, sono carnale e malandrino,

ma l’anima si impone negli occhi di bambino.

Annunci

Eppure il mare sa.

Anfibi noi, sulla battigia danziamo.

Sorrido alle manine infanti che scavano

insormontabili castelli e fossati

ingegnerie di un istante fragile

gioco dell’inutile instancabile instabile.

Eppure il mare sa che deve approcciarsi gentile,

sfiorare lieve l’ardita  architettura febbrile

perché lui sa accudire dei bimbi i liquidi sensi.

Attenderà il tramonto e l’alta marea

per archiviare nei flutti quel che ogni bimbo crea.

Un sottile velo.

C’è un che di lieve in questo piccolo tramonto,

un sottile velo che non sa di sudario.

Sarà questo improvvido fresco gentile,

quest’intermittenza del notturno che tarda a venire,

a far si’ che…

il liquido dell’acquiescenza triste mi scorra nelle vene.

Oh lo so, tornerà bastardo il dolore

al primo inopportuno di risveglio rumore,

ma ora mi tengo, nel silenzio vespertino,

questo cazzo di sorriso da ignaro bambino.

Oltre il cielo d’azzurro.

S’io vago in un dove nel meriggio assolato

posso, di colpo, sentirmi altrove adagiato.

M’accade, così, d’accogliere vibrazioni,

piccole, intense, innocenti giocose emozioni:

come il ruzzolare felice di un docile cane

mentre…

gli occhi tuoi lo osservano in carezze non vane.

Posso avvertire il vibrato di voci gentili

squillanti e tenere come quelle d’antichi cortili.

Posso, infine, veicolare per l’aria un caro sussurro

mentre le ombre s’allungano oltre il cielo d’azzurro.

Del suicidio…no…bevine ancora.

M’è lieve danzare sul crinale d’abisso

m’attira il vuoto, ma m’è saldezza la terra.

Novello Gloucester, in cecità, mi illudo di volo

e faccia a terra bacio poi il caro suolo…

Regalami la menzogna di una vita bella

ed io ti eleverò a fervida, dolce sorella,

conducimi, me cieco, su di un ciglio finto

e rideremo insieme

del miracolo frivolo del mio salto…

Perché il colore del vivere non è cobalto

ma ogni sguardo che ti sfiora della vita è malto.

E dunque lascia che fermenti in botte nuova,

e ne berrai ancora e ancora…e ancora.

No, non scivola via.

No, non scivola via, non scivola via

quel persistere nell’anima mia.

No, non scivola via, non scivola via

della tua assenza l’ipocondria…

No, non svanisce, non svanisce

quell’ansimare lieve che sfinisce.

No, non sfuma, non sfuma

il tuo apparire d’ombra in ogni bruma.

Nessuna lacrima, nessun rancore,

mordo il tempo a ritroso di quest’amore.