Come Alatiel

Come Alatiel potresti anche attraversare mille corpi

ma restar pura del tuo candido valore,

come quando t’accovacci, pensando amore,

pensando amore sulla riva del mare,

china di luce adolescente che ancora si chiede dove andare.

Come Alatiel potresti esser stata nudo pasto

ma il tuo di bimba turgore, tutto integro è rimasto.

Ed io ti canto, come t’avessi appena incontrata,

aspra di inquieta bellezza, mia donna amata.

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Un esercito di guerrieri.

Un esercito di guerrieri s’agita tra i miei voleri

e sono sanguinose battaglie

della mia anima tra le frattaglie.

C’è chi vuole e chi disvuole.

C’è chi parte lancia in resta

ad affrontare delle paure la foresta,

chi, invece, difende cupo la trincea

e resta fermo in attesa dell’alta marea.

Ed io, generale esautorato,

resto lì a guardare il conflitto dissennato,

mentre, in questa zuffa indecorosa,

vedo cadere, ad uno ad uno, i petali d’ogni rosa.

Oh, fiore splendido del mio abitare,

traimi fuori dalla guerra di questo stare.

Confine d’altrove

Oh, m’attenui l’urlo della bestia

piccolo dondolo del mio giardino.

Hai un potere, penombra serale e di verzura,

il potere di lenire l’inquieta onda di paura,

paura di follia e di ostinata masseria di violenza

mentre il respiro

ch’io mi prendo, grazie a te, me ne fa assenza.

Ed io allora, ti eleggo confine d’altrove

di natura bolla dove vedo d’altri mondi il mio dove.

Il segreto d’amore.

Oh si che mi da allegria il segreto d’amore,

non si svende non si urla per la via

si tiene fermo nell’anfratto del costato

pensiero immenso nel respiro dell’amato.

No, non lo chiamo scrigno o diamante

lo chiamerò raggio di luce sognante

e, di notte,

quando filtra pallido il chiarore lunare,

lo condividerò,

brillando, con chi so che è giusto amare.

Basta chiudere gli occhi 16

E sul lungomare calmo m’attardo e lo sguardo tende lungo il confine del pendio del monte…viaggi… Scorrono bimbi nel silenzioso fruscio rotante delle biciclette, in svagati atletismi qualche adulto corre…non ne invidio la fatica e m’accendo un’immorale sigaretta con aria di distacco, contaminando salsedine e nicotina nello stordimento del tramonto. Non cerco nulla se non uno stare poco ingombrante, quasi fossi fantasma ospite nel brulicare dell’avveniente sera e m’è caro e conferma il non ricadere su me di alcuno sguardo…Vedo vite, pur’anche quelle dei piccoli pesci che irridono le disperate esche di tardi pescatori sugli scogli, ma, forse conta solo l’attesa ai bordi dello sciacquio delle acque…anche io sono forse pescatore…pescatore senza lenza né canna e la mia esca è solo il richiamo d’altre visioni, nella bolla di silenzio del mio lungomare… Lì, lì giù il profilo di donna riversa dell’antica isola mi rammenta il mito delle acque mortali di Sirene smarrite in inascoltati amori e giunte esauste a morire su queste sponde…e le Platamonie, poco distanti, sono arca magica, antiche tombe…e guardo il castello, Megaride fortezza d’altri miti, d’altre bellezze…e vago, viaggiatore del tempo…basta chiudere gli occhi… e li apro al mare…Venezia…

Venezia I

Mentre arpeggio canzoni d’amore assiso sugli scalini di fronte San Marco, M. , col cappellino, raccoglie fondi con la sua aria furbetta di pietà vestita…s’avvicina e mi sussurra: -abbiamo fatto ventimila!- Ebbene che ne facciamo? Intanto mentre ci si pensa abbordiamo una mostra d’arte contemporanea e ci sediamo nel salone di fronte ad una tela enorme , saranno un otto metri per quattro…ci prende…ha la potenza di un fiammingo: allegorie demoni, figure in dimensioni paradossali…lo dico ad M. Che sorride, ma non mi risponde….mi fa eco, invece, un’altra voce:- Grazie! Cito, si, ma poi vado oltre se guardi bene, i colori vanno in un pastello che espande luce dapertutto, non c’è orrore o monito, ma pace…- Mi giro per assentire…è l’autore Carlo M. …Oh Carletto, amico caro (ma questo dopo…m’è scappato)… Carlo M. Affonda con noi in viaggio pittorico senza fine che prosegue tra le calli e i ponti sino al suo studio alla Giudecca, dove ci invita a restare…bastano due brandine e tutto il tempo che vogliamo…e la mia prima notte alla Giudecca è ad osservare il Canale dalle vetrate fumèè dell’Atelièr di Carlo…e prende a piovere, fitto fitto nel rumore giocoso del tetto a lamiera ondulata…è un viaggiare felice…è un viaggiare felice…

Titoli di coda

Pallido bianco sul nero cupo

scorrono tragici titoli di coda:

se i tuoi ricordi sono un  incubo feroce

sola…

ti resta l’angoscia d’una memoria atroce.

Io no, nel lieve vento del meriggio, canto,

canto ogni istante del nostro viaggio amante:

Canto i cieli e gli abissi, di noi complici,

complici fieri di penombre e interstizi,

di fanciulle mani e di perversi languidi vizi.

Canto il trasalire del sembiante,

caro…

caro di primo insperato bacio tremante;

e canto i sussurri lungo i fiumi d’arcano,

quando, di nascosto, vibrante, mi stringevi la mano.

E scorrono, cupi, pallidi titoli di un tempo finito,

mentre urli e condividi il rancore d’un io smarrito.

Basta chiudere gli occhi 9

E proseguo il cammino in quest’oggi così fitto di ieri…oh, non è tempo di rientrare…tanto più se il mio dentro mi dà il disagio del fuori… taglio e scendo in verticale, strade in asse che incrociano le mie adolescenze…sento l’odore e il sapore di passi che sanno dell’inutile svago di pensare il futuro, attraversando in mille strati di tempo il presente…ah! Ecco la Riiera di Chiaia! Alla Torretta…la casa dei sogni proibiti: L’Ottobre!… La Cina è vicina… Basta chiudere gli occhi…

COMUNISMI…

Nella vecchia sezione comunista di Chiaia ha fatto il suo ingresso il libretto rosso di Mao…dibattito… Il segretario compagno D. irride noi che ci sentiamo, di fatto, eredi della Lunga marcia…” Ma chi è Mao, un gatto?”… Oh, no! Compagno D. Non è serio! Putiferio… Dimissioni! Fervore …cuore oltre l’ostacolo, ma il compagno D. sorride della rabbia cremisi dei giovani comunisti..