Il segreto d’amore.

Oh si che mi da allegria il segreto d’amore,

non si svende non si urla per la via

si tiene fermo nell’anfratto del costato

pensiero immenso nel respiro dell’amato.

No, non lo chiamo scrigno o diamante

lo chiamerò raggio di luce sognante

e, di notte,

quando filtra pallido il chiarore lunare,

lo condividerò,

brillando, con chi so che è giusto amare.

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Basta chiudere gli occhi 16

E sul lungomare calmo m’attardo e lo sguardo tende lungo il confine del pendio del monte…viaggi… Scorrono bimbi nel silenzioso fruscio rotante delle biciclette, in svagati atletismi qualche adulto corre…non ne invidio la fatica e m’accendo un’immorale sigaretta con aria di distacco, contaminando salsedine e nicotina nello stordimento del tramonto. Non cerco nulla se non uno stare poco ingombrante, quasi fossi fantasma ospite nel brulicare dell’avveniente sera e m’è caro e conferma il non ricadere su me di alcuno sguardo…Vedo vite, pur’anche quelle dei piccoli pesci che irridono le disperate esche di tardi pescatori sugli scogli, ma, forse conta solo l’attesa ai bordi dello sciacquio delle acque…anche io sono forse pescatore…pescatore senza lenza né canna e la mia esca è solo il richiamo d’altre visioni, nella bolla di silenzio del mio lungomare… Lì, lì giù il profilo di donna riversa dell’antica isola mi rammenta il mito delle acque mortali di Sirene smarrite in inascoltati amori e giunte esauste a morire su queste sponde…e le Platamonie, poco distanti, sono arca magica, antiche tombe…e guardo il castello, Megaride fortezza d’altri miti, d’altre bellezze…e vago, viaggiatore del tempo…basta chiudere gli occhi… e li apro al mare…Venezia…

Venezia I

Mentre arpeggio canzoni d’amore assiso sugli scalini di fronte San Marco, M. , col cappellino, raccoglie fondi con la sua aria furbetta di pietà vestita…s’avvicina e mi sussurra: -abbiamo fatto ventimila!- Ebbene che ne facciamo? Intanto mentre ci si pensa abbordiamo una mostra d’arte contemporanea e ci sediamo nel salone di fronte ad una tela enorme , saranno un otto metri per quattro…ci prende…ha la potenza di un fiammingo: allegorie demoni, figure in dimensioni paradossali…lo dico ad M. Che sorride, ma non mi risponde….mi fa eco, invece, un’altra voce:- Grazie! Cito, si, ma poi vado oltre se guardi bene, i colori vanno in un pastello che espande luce dapertutto, non c’è orrore o monito, ma pace…- Mi giro per assentire…è l’autore Carlo M. …Oh Carletto, amico caro (ma questo dopo…m’è scappato)… Carlo M. Affonda con noi in viaggio pittorico senza fine che prosegue tra le calli e i ponti sino al suo studio alla Giudecca, dove ci invita a restare…bastano due brandine e tutto il tempo che vogliamo…e la mia prima notte alla Giudecca è ad osservare il Canale dalle vetrate fumèè dell’Atelièr di Carlo…e prende a piovere, fitto fitto nel rumore giocoso del tetto a lamiera ondulata…è un viaggiare felice…è un viaggiare felice…

Titoli di coda

Pallido bianco sul nero cupo

scorrono tragici titoli di coda:

se i tuoi ricordi sono un  incubo feroce

sola…

ti resta l’angoscia d’una memoria atroce.

Io no, nel lieve vento del meriggio, canto,

canto ogni istante del nostro viaggio amante:

Canto i cieli e gli abissi, di noi complici,

complici fieri di penombre e interstizi,

di fanciulle mani e di perversi languidi vizi.

Canto il trasalire del sembiante,

caro…

caro di primo insperato bacio tremante;

e canto i sussurri lungo i fiumi d’arcano,

quando, di nascosto, vibrante, mi stringevi la mano.

E scorrono, cupi, pallidi titoli di un tempo finito,

mentre urli e condividi il rancore d’un io smarrito.

Basta chiudere gli occhi 9

E proseguo il cammino in quest’oggi così fitto di ieri…oh, non è tempo di rientrare…tanto più se il mio dentro mi dà il disagio del fuori… taglio e scendo in verticale, strade in asse che incrociano le mie adolescenze…sento l’odore e il sapore di passi che sanno dell’inutile svago di pensare il futuro, attraversando in mille strati di tempo il presente…ah! Ecco la Riiera di Chiaia! Alla Torretta…la casa dei sogni proibiti: L’Ottobre!… La Cina è vicina… Basta chiudere gli occhi…

COMUNISMI…

Nella vecchia sezione comunista di Chiaia ha fatto il suo ingresso il libretto rosso di Mao…dibattito… Il segretario compagno D. irride noi che ci sentiamo, di fatto, eredi della Lunga marcia…” Ma chi è Mao, un gatto?”… Oh, no! Compagno D. Non è serio! Putiferio… Dimissioni! Fervore …cuore oltre l’ostacolo, ma il compagno D. sorride della rabbia cremisi dei giovani comunisti..

Basta chiudere gli occhi…2

(per rintracciare il frammento precedente basta cliccare sul richiamo di “altre informazioni” o andare indietro all’articolo che precede questo)

E dell’eterno ritorno sono testimone io che vi scrivo tra i cunicoli del tempo, dannato al falso di un divenire che è menzogna…ora lo so, ora che ho imparato a navigare oltre il tempo, ora che so che non v’è scansione di un prima e di un poi, ma un andare che è un ritornare… basta chiudere gli occhi.

Guardo le facce bianche nella metro, fantasmi stanchi, mesti, spenti…dovrei tornare a casa…ho tra le mani Il vagabondo delle stelle, è un buon momento per riaprirlo: da Chiaiano allo snodo di Cavour sono otto fermate… Otto fermate… Basta chiudere gli occhi…

PARIGI

Oltre il tunnel, rombo sordo, rollio…oltre il tunnel… c’ un caldo sole oltre il vomitoio della vecchia metro, me lo godo mentre mi immergo nel verde lussuoso del Jardin de Luxembourg. Mi godo la solitudine del pomeriggio parigino, lento, dormiente…ho sedici anni, il mondo è mio… cerco la panchina di marmo a un cento metri dalla grande fontana circolare, quella che Ehremburg descrive in Gianna, mi dà una piccola eccitazione rincorrere i luoghi di un romanzo che leggo e farlo, li’, nel cuore di Parigi, mi fa sentire compiuto… mi seggo, leggo… Gli occhi fondi e chiari di natura selvaggia…li vedo…scuri capelli lunghi…fluenti… Come un risveglio inatteso gli storni del Luxembourg esplodono in trilli all’unisono: devono aver deciso di frantumare l’assordante silenzio, alzandosi in volo a formare scure nuvole viventi…

Onan

Sfoglio, nel meriggio di languida stasi,

il mio diario segreto

in venture d’amore selvaggio

intrecciato con quella con la quale gran tempo rimasi.

Non posso non cantare

quel corpo serpente e avvolgente

che ancor oggi mi tiene ostaggio la mente ,

una mente che s’aggrappa al pene crescente

quando il ventre s’apposta in perversa postura.

Oh, non svelerò a chi legge, la tua onesta natura

troppo limpida in gioco perverso

per prestarsi a qualsivoglia pensiero di lordura.

Non sorprenderti, mia creatura,

se oggi canto il mio Onan selvaggio

se è pelle di carne d’amore è cosa d’alto lignaggio