Basta chiudere gli occhi 12

E mi ritrovo dinanzi al Consolato americano…Piazza Quattro giornate, angolo viale Gramsci…quelle che furono Piazza Principe di Napoli e viale Elena… alla parallela, alla Torretta, la Piaggio…motorette in vetrina dove insisteva il cinema Arcadia…ah! Il serial di Fritz Lang sulle Indie…la danza rituale col serpente…brividi d’eros fanciullo ed i pianti d’effluvio in come le foglie di Douglas Sirk…e June Allison…Liz Taylor…Piccole donne…iniziazione ai verdi amori…ebrezza della terza visione…gli occhi neri di Pia…piccoli sobbalzi…piccoli sobbalzi, lì dove cadde da cavallo il carabiniere nell’assalto in vernice rossa al consolato…e fummo presi, noi minorenni d’utopia…eroi sotto il monumento allo Scugnizzo…e si cantava a Reggio Emilia… “uscite dalla fossa…fuori a cantar con noi Bandiera Rossa”… prove dell’imminente ’68…basta chiudere gli occhi…

Naufraghi, noi,

da questa sponda,

li e mi chiamerò

per nome.

Per un’auto/messinscena/biografia.

Noi.

Fantasmi irraggiungibili

della memoria

apparsi

sul finire degli anni ’60

fanciulladulti estremi

borghesi figli

del dolore altrui,

necessitati

dalle gioie apparenti

ad inventarci il nostro…

Basta chiudere gli occhi 11

….e vedevo la Maria, i suoi capelli rasi, il suo volto dagli zigomi induriti…la tenerezza smarrita di uno sguardo di fuoco…ed il Vietnam fu il napalm della nostra esplosione…Joan Baez…Bob Dylan… Kerouac, Burrows…Ferlinghetti…

Gregory Corso…Ginsberg ed il canto straniato ed epico di Bertold Brecht…comunismi occidentali…avventure brechtiane…

Correvano i “caldissimi” ultimi bagliori degli anni sessanta e fibrillavano febbrili i miti del politico e del poetico; nel circuito di anime tese al viaggio si affollavano “padri” fratelli, compagni. Il buon vecchio Berthold era lì. “ Einaudi ha pubblicato gli Scritti teatrali, bisogna che li compri.”… “Hai preso Il teatro politico di Piscator?”… “Devi assolutamente leggere Il teatro e il suo doppio di Artaud”. Sul filo rosso dei teatral-rivoluzionari viaggiavano messaggi secchi, quasi imperativi, vere e proprie “mozioni d’ordine” come si usava dire in caotiche assemblee. Il Berliner Ensemble poi era sinonimo di Tempio, di vaticinio scenico, Lotte lenia una dea irraggiungibile. Cara dolce Lotte, la donna di Berthold (una familiarità scontata, questa, ingenua, tanto ingenua da essere vera credibile ). Non parliamo poi delle incisioni “originali” dei Songs che si ascoltavano con la stessa ebbrezza clandestina di una Radio Londra; più il fruscio dei graffi sul vinile era evidente più lo straziante struggimento degli ascoltatori si scioglieva in lacrime di sangue “rosso di Rosa Luxembourg”. Berthold Brecht. Subimmo come profanazione irriverente gli allestimenti “borghesi” che i vari Stabili ci ammannirono in quegli anni, che volete non avevano il sapore originale forte delle voci “graffiate” di Lotte e degli altri. Eppure facemmo a botte nelle sale e nei foyer dorati per difendere quelle parole comunque dette, quei cartelli comunque esposti. Che tremore di stupore gradito vedere la teatral televisiva Lina Volonghi alzare il pugno teso a saluto caldo contro l’assalto fascista in una prima di una Madre Courage. Buona vecchia Lina allora, anche a Lei. Ma è tutto successo in un altro tempo, in un altro luogo…avventure brechtiane , avventure rosso fuoco e questa, forse, è una pagina ingiallita. Basta chiudere gli occhi…

Basta chiudere gli occhi 10

E proseguo il cammino in quest’oggi così fitto di ieri…oh, non è tempo di rientrare…tanto più se il mio dentro mi dà il disagio del fuori… taglio e scendo in verticale, strade in asse che incrociano le mie adolescenze…sento l’odore e il sapore di passi che sanno dell’inutile svago di pensare il futuro, attraversando in mille strati di tempo il presente…ah! Ecco la Riviera di Chiaia! Alla Torretta…la casa dei sogni proibiti: L’Ottobre!… La Cina è vicina… Basta chiudere gli occhi…

COMUNISMI…

Nella vecchia sezione comunista di Chiaia ha fatto il suo ingresso il libretto rosso di Mao…dibattito… Il segretario compagno D. irride noi che ci sentiamo, di fatto, eredi della Lunga marcia…” Ma chi è Mao, un gatto?”… Oh, no! Compgno D. Non è serio! Putiferio… Dimissioni! Fervore …cuore oltre l’ostacolo, ma il compagno D. sorride della rabbia cremisi dei giovani comunisti…giovani comunisti…

Tutto ebbe inizio tra le pagine di Hemingway…Per chi suona la campana, Maria…Inglès… Pilàr… la notte del sacco a pelo…brigate internazionali, sogni d’amore carnale…avventure di libertà…e venne la manifestazione contro il Caudillo, fra sventolio di bandiere ed utopie libertarie…saliva il battito della passione in canto tra i vicoli fiumana verso Piazza del Plebiscito…Di Vittorio l’occhialuto, foruncolo di genio, il mio compagno…”Vieni, Francesco, non ci perdiamo questa cosa”…ed io andai: i molti erano uno, la via era presa, come la commozione d’abbraccio fra mani prensili ed il saluto in pugno… e fù “Compagni”! E libri…libri…letture condivise…Jhon Reed I dieci giorni che sconvolsero il mondo… “Vie Nuove” Pier Paolo Pasolini…i volti, il riscatto… E fu così che chiudemmo gli occhi per “vedere” tutti oltre l’orizzonte…e la mia chitarra cantava i canti andalusi…Los quatros generalès…Que viva la republica… e vedevo la Maria, i suoi capelli rasi, il suo volto dagli zigomi induriti…la tenerezza smarrita di uno sguardo di fuoco…ed il Vietnam fu il napalm della nostra esplosione…

Basta chiudere gli occhi 9

E proseguo il cammino in quest’oggi così fitto di ieri…oh, non è tempo di rientrare…tanto più se il mio dentro mi dà il disagio del fuori… taglio e scendo in verticale, strade in asse che incrociano le mie adolescenze…sento l’odore e il sapore di passi che sanno dell’inutile svago di pensare il futuro, attraversando in mille strati di tempo il presente…ah! Ecco la Riiera di Chiaia! Alla Torretta…la casa dei sogni proibiti: L’Ottobre!… La Cina è vicina… Basta chiudere gli occhi…

COMUNISMI…

Nella vecchia sezione comunista di Chiaia ha fatto il suo ingresso il libretto rosso di Mao…dibattito… Il segretario compagno D. irride noi che ci sentiamo, di fatto, eredi della Lunga marcia…” Ma chi è Mao, un gatto?”… Oh, no! Compagno D. Non è serio! Putiferio… Dimissioni! Fervore …cuore oltre l’ostacolo, ma il compagno D. sorride della rabbia cremisi dei giovani comunisti..

Basta chiudere gli occhi 8

I piccoli turgori d’amori fanciulli sbiadiscono…sento l’eco dei secoli in un io che non si adatta al corpo…desiderio di fuga…Potrei raggiungere zio Mimi’ a Parigi è tanto che me lo chiede…si tu vièn moi je suis tres heraux m’ha detto l’ultima volta che è sceso a Napoli a trovare suo cugino, mio padre… Oui mòn chère oncle…moi je vièn!… E via a preparare valige…metà abiti, metà libri… zio Fritz fuori, a mano…che va letto e riletto in treno…cuccetta nella notte… ed imparo a studiare gli umani…cari sconosciuti, nel lungo rullante viaggio notturno…occhi sparsi e parole sussurrate…vite sospese nel non tempo del vagone…

I sorrisi e il chiacchiericcio si spengono nel sonno cullante del rullio…è l’alba alla Gare de Lyòn…

Ah…Paris la nuit… naturalmente Pigalle…per indurire la mia adolescenza: impermeabile alla Bogarth con bavero alzato… et voilà tra i fumi del notturno e luci soffuse sono nel film di un piccolo vizio… ordino un cognàc, pago, ma alla mancia…il cameriere quasi mi caccia:- et ce que vou fait monsieur?- è indignato per la pochezza dei franchi che la mia mano inesperta gli ha porto… ha inizio lo spettacolo ed io sono in prima fila…oh que etait tres joli la danseuse!… Oh…dio! Mi fissa! E mentre fa cadere languida il reggiseno si siede sulle mie ginocchia… e mi coccola…calore…profumo denso…l’intera sala m’osserva… e la pètite danseuse mi sussurra: –Oh que tu est mignòn!- Subito penso a un riferimento giocoso alla mia età verde… ma è zio Mimì, più tardi, a spiegarmi che mignòn sta per vezzeggiativo d’un cosa preziosa…e…preziosa mi risuona quella voce velluto…tutta la notte: -Oh que tu est mignòn…oh que tu est mignòn…oh que tu est mignòn…ed a Pigalle la ritrovo una o due mattine dopo in un piccolo bistrot saporoso di croissant…ci riconosciamo, piccola Denise…-Moi je suis tòn mignòn François… mansarda…mansarda giocosa…in una mattina uggiosa…piccola rosa. Oh, non ti ho parlato degli abissi di zio Fritz, ma del mio vago fuggire…si.

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Basta chiudere gli occhi 7

Resto fermo, indeciso…scendo verso Piazza Sannazaro o risalgo il corso?…magari in cerca d’un bagno di memoria…Risalgo il Corso Vittorio Emanuele…su…su fino al giornalaio della Cumana…Libri…

COSI’ PARLO’ ZARATHUSTRA

Lo vedo…sguardo duro, di fuoco, bianco e nero in copertina azzurra…I baffi scuri gli piovono su labbra serrate…dense di dire… cosi’ conosco zio Fritz… lo compro benedicendo le ultime lire che mi restano… Cosi’ parlò Zarathustra, a cura di Delio Cantimori… Nei miei quindici anni, tutti di fuoco, il funambolo mi avvince…s’aprono porte…la corda tesa vibra ed io mi figuro scimmia e Superuomo e la mia adolescenza parte verso la scoperta dell’abisso e mi faccio discepolo dell’eterno ritorno…solitudine…ricca mestizia…fragile tracotanza…

Fragile è la tracotanza

di cui si veste questo pallido io,

sfidando le infinite correnti del tempo…

Non so sia nicchia o prigione

questo corpo astronave che lo trasporta.

E vaga…vaga… e vagando muta…

ma se di luce di sguardo è trafitto

arretra…spazia, rinnova il conflitto.

 

I piccoli turgori d’amori fanciulli sbiadiscono…sento l’eco dei secoli in un io che non si adatta al corpo…desiderio di fuga…Potrei raggiungere zio Mimi’ a Parigi è tanto che me lo chiede…si tu vièn moi je suis tres heraux m’ha detto l’ultima volta che è sceso a Napoli a trovare suo cugino, mio padre… Oui mòn chère oncle…moi je vièn!… E via a preparare valige…metà abiti, metà libri… zio Fritz fuori, a mano…che va letto e riletto in treno…cuccetta nella notte… ed imparo a studiare gli umani…cari sconosciuti, nel lungo rullante viaggio notturno…occhi sparsi e parole sussurrate…vite sospese nel non tempo del vagone…

 

Basta chiudere gli occhi 6

CINEMA ODEON

Che smarrimento d’immenso! Quanti posti saranno? Ogni volta che entro in questa sala liberty me lo chiedo…Saranno 1200 tra sala e galleria…ha, anche, un vecchio palco alle spalle dello schermo…si favoleggia sia senza un perimetro netto…una piazza…immerso nel buio accendo una nazionale…voluttà…volute di fumo…giochi di trasparenza e fantasmi nel fascio di proiezione dei 70 mm…mio padre…mi sorride…siamo in platea, lui non può fare le scale…ma questa è un’altra storia, è un’altra anima che chiede il suo tempo…l’avrà…basta chiudere gli occhi.

M’avvedo che qualcosa sta avvenendo, fuori le colonne del vecchio Cinema… Trambusto…una gru… una massa grigia di ferraglia va su… su… con cura quattro operai badano a ché resti in asse…m’avvicino e la riconosco…emozione!

Era qui che albergavi, oltre le cariatidi,

nel vecchio tempio onirico dell’Odeòn…

Vecchia carcassa a vapore,

in ticchettio magico rumore:

dell’antica sala hanno estirpato il cuore.

Esplosione di luce arcana…

fantasmi in cinemascope

m’avvinghiano nella mia sedia/tana.

Dormi, ora, deposito di ferraglia,

rossa ruggine ti veste e t’attanaglia,

ma sei muto, superbo gigante,

sgranati lucidi i miei occhi d’infante.

Lo so…

nello splendore dei ventiquattro tempi

scandivi danze  e fughe massacri e scempi…

Tra praterie e cavalli e cieli e stelle

proiettavi fragorosi sogni per anime belle.

Va! Dormi solida e silente…

macchina d’uomo, macchina splendente.

Lo splendore dei 70 mm. ora è li’ che dorme, poggiata con cura su di un camion scoperto…pare quasi che emetta un ultimo rullio…Le parlo…: “Li senti i versi che ritmano il ticchettio del mio cuore bimbo? Quel ticchettio che, lungo i silenzi dei campi lunghi, dalla cabina emettevi? Bobine di sogni nei ghirigori dei tuoi intrecciati percorsi…Ti ripuliranno e sarai in un museo, dicono…ma t’hanno spento l’occhio di luce…ed io un po’ ne piango…e tu mi sorprendi, indaffarato facchino che mi chiedi della mia lacrima ed io dico… ed il tuo occhio mi tocca, membrana di memoria condivisa…

Basta chiudere gli occhi 5

Tra i cunicoli dell’antica miniera, lanterne…madidi d’umido sudore…carbone…carbone…m’addormento…GRISOU! Gas, fuoco, fuga, paura…la luce è lontana…lontana…Mòn dieu! Sono continue queste visioni, anzi viaggi di sensibilità corporea alle soglie del sonno…basta chiudere gli occhi…

C’è da capire chi sono, naturalmente…vi confesso il mio amato secondo nome: Francesco..il primo? Forse l’amo troppo e lo tengo per me…e poi Francesco ha un navigare più lieve, scostumato quanto basta per un doppio che ha da compiere il suo dovere, senza dar conto d’ogni azione…lascio che sia quest’ombra a beccheggiare in questo mare di parole, stringhe del tempo, nodi e snodi…intrecci, memorie di passato e di futuro…Stazione di Mergellina…mi son perso una fetta d’anima allo snodo di Cavour…smarrito…è che non mi riesce proprio di contare gli anni..non mi riesce trovarne la misura o il peso…troppe anime viaggiano nelle mie cellule, poco disposte a degradare…Persistono in circuito ritornante…flussi d’impatto di un sognatore in costante, automatica meditazione…Corpo! Francesco…Corpo! …Si fa presto a dire corpo…non che non l’ami, ho una buona quota di narciso, ma sento che il vento d’anime che si porta addosso ha più forza plasmante d’ogni mutazione biologica…enumerare…azzerare, forse…poi ricominciare…oh! Il cinema Odeon…ma no, ora è una sala bingo…tristezza…

CINEMA ODEON

Che smarrimento d’immenso! Quanti posti saranno? Ogni volta che entro in questa sala liberty me lo chiedo…Saranno 1200 tra sala e galleria…ha, anche, un vecchio palco alle spalle dello schermo…si favoleggia sia senza un perimetro netto…una piazza…immerso nel buio accendo una nazionale…voluttà…volute di fumo…giochi di trasparenza e fantasmi nel fascio di proiezione del 70 mm…mio padre…mi sorride…siamo in platea, lui non può fare le scale…ma questa è un’altra storia, è un’altra anima che chiede il suo tempo…l’avrà…basta chiudere gli occhi.

Basta chiudere gli occhi 4

PARIGI

Che ordinato groviglio che è il metrò…un navigatore di scritte accurate e di cancelletti a tempo…come un novello Hugo navigo nel ventre di Parigi…Vincennes, Bois de Boilogne…ah…la Gare de Lyon…mà pètite maison… Ho imparato in fretta ad amare l’antico palazzotto di fronte alla Gare…mòn zio m’ha prestato li’ dove lui, ouvrière alla Renault, reduce d’Indocina, abita,m’ha prestato a tempo indefinito un sottotetto…vi si accede attraverso scricchiolanti scale a chiocciola di legno…saranno almeno cinque piani…la luce è a tempo ed io, che ho un rapporto inquietante col buio, le salgo a grandi balzi per beffare il timer…non sempre mi riesce…rifugio…Una mansarda sui tetti di Parigi…pile di libri…Le Indie nere…Jules Verne…

Tra i cunicoli dell’antica miniera, lanterne…madidi d’umido sudore…carbone…carbone…m’addormento…GRISOU! Gas, fuoco, fuga, paura…la luce è lontana…lontana…Mòn dieu! Sono continue queste visioni, anzi viaggi di sensibilità corporea alle soglie del sonno…basta chiudere gli occhi…

Basta chiudere gli occhi…2

(per rintracciare il frammento precedente basta cliccare sul richiamo di “altre informazioni” o andare indietro all’articolo che precede questo)

E dell’eterno ritorno sono testimone io che vi scrivo tra i cunicoli del tempo, dannato al falso di un divenire che è menzogna…ora lo so, ora che ho imparato a navigare oltre il tempo, ora che so che non v’è scansione di un prima e di un poi, ma un andare che è un ritornare… basta chiudere gli occhi.

Guardo le facce bianche nella metro, fantasmi stanchi, mesti, spenti…dovrei tornare a casa…ho tra le mani Il vagabondo delle stelle, è un buon momento per riaprirlo: da Chiaiano allo snodo di Cavour sono otto fermate… Otto fermate… Basta chiudere gli occhi…

PARIGI

Oltre il tunnel, rombo sordo, rollio…oltre il tunnel… c’ un caldo sole oltre il vomitoio della vecchia metro, me lo godo mentre mi immergo nel verde lussuoso del Jardin de Luxembourg. Mi godo la solitudine del pomeriggio parigino, lento, dormiente…ho sedici anni, il mondo è mio… cerco la panchina di marmo a un cento metri dalla grande fontana circolare, quella che Ehremburg descrive in Gianna, mi dà una piccola eccitazione rincorrere i luoghi di un romanzo che leggo e farlo, li’, nel cuore di Parigi, mi fa sentire compiuto… mi seggo, leggo… Gli occhi fondi e chiari di natura selvaggia…li vedo…scuri capelli lunghi…fluenti… Come un risveglio inatteso gli storni del Luxembourg esplodono in trilli all’unisono: devono aver deciso di frantumare l’assordante silenzio, alzandosi in volo a formare scure nuvole viventi…