Una saetta sghemba.

Se ogni istante del mio andare

fosse acceso dal tuo accanto

io brillerei di gioia nel mio canto.

Ed invece, ecco, che lancio

una saetta sghemba al cielo

perché rimbalzi e cada e piova

piova come soffusa acqua nuova.

Un’acqua che bagni, lacrimosa rugiada,

ogni tuo passo, ovunque tu vada.

Copro così l’arco di distanza?

Trascoloro in suoni la tua vacanza

nel vibrato silente di una stanza.

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Troppo presto sera.

M’accarezza di brivido

la trasparenza del Sole d’inverno.

L’algido calore non avvolge, sfiora

e troppo presto, nel tramonto si scolora.

Mi somiglia al tempo andato del mio amore,

luce vivida con scoria di calore

e come ora, s’è fatto troppo presto sera.

Già la civetta s’esercita nel canto,

amica triste, m’accompagni nel rimpianto?