Comme fosse n’aliante.

Quann’è stanotte, viene zittu zittu,

sosciame dinto ‘a recchia

nu sibilo amante,

accussì me suonne ca volo ‘nzino a te

comme fosse n’aliante.

Quann’è stanotte

famme sentì ca nun si’ distante,

fatte penziero, comme nu vase ardente

e ‘o cuorpe mio…

accussì se ne va appriesso a la mente.

 

Sogno notti d’antico furore.

Vorrei sentir cantare la natura.

Affidare al mare e al  vento

versi dolci e suoni di sgomento.

Vorrei popolare di fantasmi

boschi e deserte reggie

a ché vibrino

di fuoco puro scintille e schegge.

Chiamerò ignari sciamani

ad invocare spiriti per un nuovo domani

e dirigerò quest’orchestra impudente

a chiedere perdono

a Natura per lo scempio indecente.

Ma è pur dolce…

Sai, cara, ogni solitudine ha sapore

è densa e amara ma è pur dolce

se d’altri vuoi avvertire il calore.

Se l’ego potente ti costruisce barriera

ti si fa triste e cupa l’ora della sera.

Oh, lo so che un pensiero di cura

può farsi ossessione per un’anima in arsura.

Asseconderò, allora, in doloroso assenso

il silenzio chiesto ad un vecchio amore melenso

e ne avrò cura nei miei sogni senza senso

libero di invadere in colore

quel libro dei sogni dove l’amore non muore.

 

Nella caverna di Orfeo

Notte di viaggio senza tempo…

Nella caverna di Orfeo s’odono canti

è dolce il richiamo al sogno d’oblio.

Oh, svanisce questo ruvido io

e in moltitudine vola l’anima

vola pura su sentieri d’argento

e sfiora lieve

una comunità senza tormento.

Fermati.

Ascolta il canto antico e nuovo

di mutazione e di rinnovo

è un canto d’amore in poesia

immemore, celeste melodia.

Ne piansero gli dei prima di svanire

ascoltalo, ora, del mondo all’imbrunire.

Fossimo cigni…

Fossimo cigni o cormorani

potremmo migrare lontani.

Fossimo anatre selvagge

potremmo

approdare ad altre spiagge.

Ma non siamo altro che umani

fragili in pensieri vani

non c’è corpo al nostro volo

piede fermo sempre al suolo.

Sai, amica?

Fossimo stati dotati d’ali

fluttueremmo liberi dai nostri mali.

Nel cielo azzurro al vento d’aria

la distanza è un vortice giocoso

da abbreviare in trillo e in apertura alare.

Noi, invece la misuriamo al molo,

con lo sguardo perso verso il mare.

 

In un quadro d’autore.

Tanta è la voglia di raccontare una storia

non so se collocarla ora o allora

o, perché no? In un tempo a venire…

Potrei raccontare d’una notte

lungo il sentiero dei cinghiali

nel tramestio di selve e di bacche sbucciate.

Potrei raccontare delle lucciole curiose

che si affollavano intorno

quali luce di fate amorose…

Potrei raccontare l’attesa d’ogni giorno

o i pensieri belli della strada del ritorno.

Invece mi va di raccontare una visione…

Lungo la polvere di deserte vie

cammineremo, soli, lasciando scie,

orme d’ombre lunghe su strade in disuso.

E parleremo d’arte col cuore confuso

scoprendo, magia,

d’esser parte di un quadro d’autore

un tardo impressionista fuso d’amore.

Memoria d’una apocalisse.

Siamo più di mille tra la battigia e le onde,

mentre il sole tramonta, disco immenso e rovente…

siamo più di mille io e la mia gente…

non c’è scampo alla rovina…

per me e la mia gente la fine s’avvicina.

Officiammo al tempio l’ultimo rito

per affidare al mare il nostro grido…

Ed il grido si fa ora canto di memoria

che affida al tempo la nostra storia…

Fummo, noi, popolo uno e potente,

connessi noi mente per mente

e presto saremo una marea assente.

Ecco eleviamo ora il canto disperato del morente

affidando ai corpi muti del nostri lari

gli ultimi pensieri cari.

Costruimmo città ardite,

guglie e volte infinite

fatte polvere al calore

di questo sole che ora muore…

Inevitabile resa.

Un giorno attraverseremo il deserto cantando.

Saremo centinaia di migliaia prosciugati d’arsura,

popoli misti, un’unica specie sotto raggi di calura.

Non sarà Babele ci intenderemo in unica paura.

Sarà un canto di pianto e d’addio, rassegnato, potente.

Punteremo al Nord pregando il sole inclemente.

E nella lunga notte poseremo i corpi spossati

maledicendo la fine alla quale siamo nati.

E negli occhi spauriti indagheremo ultime luci d’amore

troppo tardi scopriremo che v’alligna solo terrore.

Abbracceremo, allora, il vicino in spasmodica presa,

un atto di pietà che addolcisca l’inevitabile resa.