Le stanze della memoria.

Ho fatto un sogno…

Potrei nomarlo “Le stanze della memoria”.

Corridoi del tempo, di scoria in scoria

a designare passi d’ogni cara storia.

E tu ricorrente, in impavido sorriso,

dietro un angolo a distanza,

spettatrice d’ogni nuova stanza…

Ed io in sobbalzo intenerito

da tanta figura compagna

si’ da indicarti, timido, a dito…

Fu poi carosello di viaggio la mia uscita

in vertigine sovrapposta, sintesi di vita.

Vivendo negli anfratti.

Gira e rigira in attesa del sonno

quiete e respiro

d’altri sogni attendo un sospiro.

Viaggerò tra gli strati dei neuroni

sedimenti tra desideri e orrori.

Così, nel salto onirico,

saggerò mille mondi

nel battito di ciglia che beffa il tempo

vivendo negli anfratti del mio frattempo.

Sogno notti d’antico furore.

Vorrei sentir cantare la natura.

Affidare al mare e al  vento

versi dolci e suoni di sgomento.

Vorrei popolare di fantasmi

boschi e deserte reggie

a ché vibrino

di fuoco puro scintille e schegge.

Chiamerò ignari sciamani

ad invocare spiriti per un nuovo domani

e dirigerò quest’orchestra impudente

a chiedere perdono

a Natura per lo scempio indecente.

Ma è pur dolce…

Sai, cara, ogni solitudine ha sapore

è densa e amara ma è pur dolce

se d’altri vuoi avvertire il calore.

Se l’ego potente ti costruisce barriera

ti si fa triste e cupa l’ora della sera.

Oh, lo so che un pensiero di cura

può farsi ossessione per un’anima in arsura.

Asseconderò, allora, in doloroso assenso

il silenzio chiesto ad un vecchio amore melenso

e ne avrò cura nei miei sogni senza senso

libero di invadere in colore

quel libro dei sogni dove l’amore non muore.

 

Nella caverna di Orfeo

Notte di viaggio senza tempo…

Nella caverna di Orfeo s’odono canti

è dolce il richiamo al sogno d’oblio.

Oh, svanisce questo ruvido io

e in moltitudine vola l’anima

vola pura su sentieri d’argento

e sfiora lieve

una comunità senza tormento.

Fermati.

Ascolta il canto antico e nuovo

di mutazione e di rinnovo

è un canto d’amore in poesia

immemore, celeste melodia.

Ne piansero gli dei prima di svanire

ascoltalo, ora, del mondo all’imbrunire.

Fossimo cigni…

Fossimo cigni o cormorani

potremmo migrare lontani.

Fossimo anatre selvagge

potremmo

approdare ad altre spiagge.

Ma non siamo altro che umani

fragili in pensieri vani

non c’è corpo al nostro volo

piede fermo sempre al suolo.

Sai, amica?

Fossimo stati dotati d’ali

fluttueremmo liberi dai nostri mali.

Nel cielo azzurro al vento d’aria

la distanza è un vortice giocoso

da abbreviare in trillo e in apertura alare.

Noi, invece la misuriamo al molo,

con lo sguardo perso verso il mare.

 

In un quadro d’autore.

Tanta è la voglia di raccontare una storia

non so se collocarla ora o allora

o, perché no? In un tempo a venire…

Potrei raccontare d’una notte

lungo il sentiero dei cinghiali

nel tramestio di selve e di bacche sbucciate.

Potrei raccontare delle lucciole curiose

che si affollavano intorno

quali luce di fate amorose…

Potrei raccontare l’attesa d’ogni giorno

o i pensieri belli della strada del ritorno.

Invece mi va di raccontare una visione…

Lungo la polvere di deserte vie

cammineremo, soli, lasciando scie,

orme d’ombre lunghe su strade in disuso.

E parleremo d’arte col cuore confuso

scoprendo, magia,

d’esser parte di un quadro d’autore

un tardo impressionista fuso d’amore.