Un tocco d’eterno.

Nelle lunghe sere di inverno

chiudi gli occhi

e sfiori il battito di un tocco d’eterno.

Nel freddo terso del luminoso stellare

al rotolare del pianeta ti lasci andare.

E con lui viaggi nel mare sconosciuto

in ellissi infinita nel vuoto sperduto…

Oh particella infinitesima e pensante

rondella…

di sangue e spirito d’un orologio vagante

giri e rigiri…

vai e vieni nel ticchettio di cosmo ritornante

Cataclisma astrale.

E vennero a dirmi di vivere sereno

quieto in me stesso…

nel mio ultimo tempo appieno.

S’io ne scrivo è perché a ciò mi ribello

questo tramonto

mi chiama altre albe in un tempo bello.

Oh, struggente curva del desiderio

inesausta sostanza di inappagata devianza.

Questo planare senza curve a velocità costante

rallenta il ritmo del mio cuore amante…

Sii tu dannata teoria dell’Universo…

quante porte…

nella curvatura dello spazio/tempo mi son perso?

Dov’è quel combaciare, in piega, di bordi distanti?

Mi dirai tu:

“esiste solo ai margini di un cataclisma astrale”

Dunque è mio destino e destrezza

vagare nel cosmo

per sfuggire alla banalità di questo male.

Viaggiando…libero…

Amo quel sole che, per primo, ti bacia al mattino.

Quel mare che schiuma gli scogli amo

tuo fertile e mosso  d’acque richiamo.

Amo pur’anche il dolore della lontananza,

concime inesauribile che irrora i miei ricordi

e su quelle corde intense suonano i miei accordi.

Arrivo, persino, ad amare questa oscura prigione

che ha fermato il tempo vivo della mia unica occasione.

Oh, ti prego, non dipingerla d’oscuro nel dirla ossessione,

perché, di notte, sorge, potente, un’eco di emozione,

quando tra le stelle mi faccio vagabondo

viaggiando, libero,

nello spazio/tempo del tuo accanto fecondo.

 

Un luccicore che viaggia.

Dicono che le stelle che vediamo

potrebbero già esser svanite.

Un luccicore che viaggia,  disperso nel cosmo,

infinito pulviscolo di particelle

e forse chiamiamo false quelle facelle?

Quelle, proprio quelle, che ci argentano lo sguardo?

Illusione è di luce del sagittario il dardo?

Oh no, ciò che luccica non muore,

fosse pure ricordo di luminoso dolore.

Persiste e trafigge nell’intoccato vuoto

ciò che viaggia oltre il tempo e a cui tu resti devoto.