Lemuri.

Danzano in riso sguaiato

e  in illusorio pianto…

nascono felici e muoiono,

baluginio di istante…

Tu ascoltali, fatti sfiorare,

ma no, non li toccare.

Sono, questi, effetti di retina abbagliata,

giochi d’ombra,

Lemuri di una stagione sognata.

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Spirito antico.

Invadimi , spirito antico,

di sussurri in visione siimi amico.

D’ogni pietra ascolterò

il sapore dei passi,

levigato ardore

d’antichi piedi d’amore.

E di vaghe ombre regalami presenze.

Narrami d’epigrafi dimesse

e di obliterate assenze…

Trascriverò ogni suono…

veicolami, spirito antico,

nel viaggio di un tempo amico.

Nu cielo d’acqua.

Dinto a stu mare

na luce nova aggiu truvato.

Fosse comme si li stelle,

tutte, se fossere inabissate.

Nu cielo d’acqua, ecco, s’è furmato.

E mo’ me vene voglia e’ cantà

miezo a sti lucelle,

luce pur’io, nova fiammella.

E ppe’ fortuna

m’aggiu scurdato

comme e pecché murette affugato

e navigo sott’acqua,

rifiuto d’accoglienza de na terra

che de nuje vulette fare senza.

(canto sommesso a bocca chiusa accompagna)

Pietre sonore.

Ah, pietre…pietre…secolari distese di suono,

scalpiccio di passi, sussurri d’abbandono.

Cantatemi l’abbraccio del battito notturno

l’incedere solenne delle maschere e del coturno.

Io lo vedo:

la luce del tramonto ha lasciato orme d’ombra

tra lo sgomento di versi di sangue

e le risa sganasciate di un pallido comico vagante.

Ah, pietre porose all’impatto del tempo,

ditemi l’angoscia dell’umano sgomento,

quello svanire, eroso, delle voci nel vento.

Per un attimo si, ne resto stordito…

vi sento…vi vedo…ai bordi dell’infinito.

Corpo di donna al chiaror di Luna.

Fui forse corpo di donna, un tempo bambina.

Fui chiamata Miriam o Maria

ma il mio nome fra le acque è andato via.

Ora rinasco nuova per voi nel canto

materia di liquida luce

che m’avvolge, v’avvolge senza rimpianto.

Oh lo so, è vivida illusione e fantasmagoria

questo mio apparire per altra via,

ma il mare generoso e di sonora onda

di questa pallida lucente vita ora mi inonda.

Forse col sole nuovo potrò svanire

da acqua in cirro, particella,  evaporare

ma al chiaror di Luna ora posso cantare.

(CORALE)

Miriam Maria corpo di donna un tempo bambina,

veleggia ora con noi su morbida schiuma…

ti scambieranno nelle notti come del mare la bruma.

Vedi come luccica, ora la tua chioma bruna

mentre emerge la marea della compagna luna.

s’io immagino…

S’io immagino…

fluttuazioni d’azzurro scuro…intenso.

Vedo creature…

Son plasmate d’una strana mistura

di luce e vapore

ma mi parlano finché la luce dura.

Occhi sono, a volte,

o luccicanti fiammelle sospese,

tremolanti in dispetto,

al termine delle mie dita tese.

Ma io rubo, furtivo, l’istante

e le scrivo in materia, da vero furfante.

Il sonno d’onda dei migranti.

Son secoli ed anni a migliaia

che galleggio, bolla di luce,

tra la roccia e la chiglia

ultimo brandello frantumato

del mio vascello naufragato.

Il mare mi prese

li’ oltre la punta delle  ibride sirene stese

e ne appresi il canto che anfibio mi rese.

Oh, ne ho viste genti aggrapparsi ai legni

urlare al cielo e a tutti i maledetti regni

per poi cadere, mutando, quali anime in bolla.

Questo mare, ora, di troppi nuovi corpi s’affolla.

Li vedo, spauriti, sgranati gli occhi,

senz’aria e senza presa,

senza di vita altri sbocchi.

Ma la pietà racconta l’accoglienza

si che le facemmo tutte creature, come noi, mutanti,

vivide bolle di luce cangianti.

Ora cantiamo insieme il sonno d’onda dei migranti

che increspa l’acqua di gioia e dolorosi pianti.