Gaia risorge.

Gaia risorge e il nulla avvolge.

Semi di girasole invocano luce

e si fanno tremori

oltre l’ombra che scuce…

è l’allaccio di luce

la vita che il corpo, danzando, conduce.

Oh non temete più, miei fiori, la notte,

l’alba ritorna ad irrorare feconda gioia

la natura fiorisce e non smuore di noia.

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Meravigliose illusioni.

Regalatemi un po’ d’energia…

che sono sfinito.

Danzate per i miei occhi stanchi,

ch’io v’afferro, vigorosi fianchi.

All’urlo della genesi vi conduco,

protocellula di un primo istante,

creazione e menzogna

di un viaggio antico e vagante.

Vagante nel cosmo del dire,

nel gioco osceno dell’apparire,

sotto la soglia di un sogno gentile.

Vi dono il mio teatro d’ombre,

puttane, docili e di viltà sgombre,

scambiamoci le visioni

chissà che non ne nascano meravigliose illusioni.

Tremendo preludio (La Valkiria)

Archi sonori di bruna notte

segnano tremendi l’ira del nulla

timpani di fuoco ritmano rombi

e lo smarrito, disperso, barcolla.

Naufrago è il figlio del vento

non ha un dio, vive a stento.

Di un lembo di fuoco cerca il calore

trova un notturno inatteso amore.

Strappa al tempo l’ultimo lembo di vita

e sommesso intona una melodia sfinita.

Tra Valchirie ed altre storie.

Ruggisce fiero, rampante il mio pensiero

fra tocchi d’armonia con occhi di sparviero.

E viaggio, mi insinuo, tra luci d’artista

mentre dentro mi risuona di Wagner la cavalcata

ed il frenos sconosciuto e divino m’avvampa.

Entrerò a passi felpati nel cielo di volta occhi sbarrati

e so che il pensiero si farà parole di fiamma

gioco d’amplesso evocando divino dramma.

Viaggio in opera (C.B.)

Ridipingo visioni e mi ci immergo

flussi di respiro fanno teatro

e si galleggia nell’inerzia del bello.

E ti racconto, e ti rivedo angelo ribelle

vibrazioni barocche sulla tua pelle.

Tu voli, voli e cadi e ti sfracelli

ma ti rialzi, immateriale e carnale,

corpo altro per altro, macchina bestiale.

Ti dico che la tua voce si vede,

mentre ogni tua immagine si sente.

“Da un dentro a un altro dentro” dicevi,

e il pulviscolo della tua opera in colore

graffia e segna nuovo sogno d’ardore.

Non svenderò più…

Non svenderò più la mia anima per un gioco sbiadito

gronda di troppo sangue vero, mio e d’altrui,

per esser sfiancata da false seduzioni ardite.

L’amore non si fa nella vacanza di un’ossessa acchiappanza,

epistolario di frottole melense, tra uno sbadiglio e un dire smarrito.

L’amore è un vissuto di carne e speranza

d’ogni minima via concreta esperienza…

Solo di quello io non so fare senza…

Il resto è balorda danza sul palco del niente

un dire che riempie il vuoto di un dolore che mente.

Chiunque tu sia, amica d’etere vagante,

di ben altri battiti pulsa il mio cuore amante.

Un giorno…per puro caso…

Potrei un giorno,

per puro gioioso caso incontrarti.

Ti direi: “Buon giorno,

mi pare di conoscerla!”

Oh potrai sorprenderti o sorriderne, non so,

Se di tanto saremo mutati,

potresti persino rispondermi:

“Signore, vi sbagliate”.

Ed io: “Può darsi…è che nel vederla

ho dato volto a un’emozione”

E tu: “Il passato fa brutti scherzi,

si insinua nel presente

ed è con lo stato delle cose attuali irriverente”.

“Vero”, direi, “ma non fa niente,

son quello che sono, ora, qui presente”

“Che senso ha, se non abbiamo da dirci niente?”

Così tu diresti, con un sorriso amaro,

forse con un piccolo rimorso baro

e andresti via con un “ciao” per altra via.

Ed io che so che fosti mia

seguirei, con lo sguardo, la tua cara postura

memore di quando mi fu compagna quell’andatura.