Imago d’amore

Ho una storia magica da raccontare,

una storia di quelle che le notti sogni.

Storia d’amore e sorprese

storia d’organi e di note tese

toccata e fuga per mille imprese.

Storia di vita e d’anime prese.

No, non ne racconterò la gioia e lo stupore

sappi, tu che leggi, che è imago d’amore.

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Aura è…

Il respiro di te mi veste

ed è pelle su pelle che indosso.

Penetra forte e mi innerva le ossa

lo porterò e fiorirà ben oltre la fossa.

Aura è di campo fiorito

bagliore di cosmo, frammento di infinito.

Un cenacolo e la sua pentecoste.

Ti ricordi, amica? S’era in tre tra carte e sogni

cenacolo denso e volano d’onesti bisogni.

Storia d’amore e di cultura

di quella benefica ansia di ricerca pura

fuori da schemi e da sbilenchi sistemi…

Noi fra suoni, danze e voci dal buio

costruivamo l’imperfetto mondo di un'”era”…

S’era belli e fecondi di idee oltre steccato,

oh, dei tuoi occhi il brillio quanto l’ho amato!

Come amammo fratello quella testa a pera,

un po’ oscura, paurosa, ma nel cuore sincera.

Sai, quel cenacolo, in fondo, ebbe la sua pentecoste

d’un laico Santo Spirito

che ci porteremo, vagabondi, su nuove coste.

Emozione selvaggia.

M’accarezza il richiamo dello squilibrio,

quello che tra i normali produce ludibrio.

Nacqui funambolo sulla ruota della sorte

compagno e amico di donna morte

mentre da sempre traballa

la corda tesa che mi mantiene…

Tu che mi leggi, sai che se mi sfiori cado

e tu con me se nel precipizio vado.

Una cosa, però, qui forte io canto:

se lo hai provato, non sarà mai noia,

ma emozione selvaggia con me accanto.

Brucia l’estate.

Brucia l’estate nel falò dei ricordi

quando si balbettava

nel mare i nostri folli accordi.

Brucia l’estate nella sabbia cristallina

nello stupore delle dita

d’una mano timida e birichina

che sulla pelle di salsedine

scrive e sfiora il brivido di un’ora.

Brucia l’estate nel trenino arroventato

con la cucciola tra le gambe arrotolata

nostra complice nel sonno addormentata.

Brucia l’estate di un falò che non si spegne

e il sole cocente illumina memorie pregne.

Ruzzola, ruzzola…

Ruzzola ruzzola questa disperata follia

più non si tiene e nel petto si fa malia.

Apro porte a spiraglio contro questo vento nero

è un incubo, è un incubo,

ma il fiato grosso mi dice che è vero.

Non smette più questo ululare disperato

continuo e sbandato che la mente mi sfoglia

mi rende oscura la vita e smorta ogni voglia.

O, angelo, mio doppio d’aura custode,

portami lontano nel tuo abbraccio alare

soffia, vira, spira il mio cuore in amare.

Del teatro e d’altre storie.

Nel mio teatro tu ci sei, creatura.

Sei negli occhi sostanza di bellezza,

postura e sogno tra tagli di luce

nei segreti meandri di umbratili quinte,

nelle pagine dei nostri sogni di scena mai stinte.

Dei maestri assorbimmo le linee

in rifrazioni di luce e d’oscuro

e inesausti ne viaggiammo intorno

di libri e di storie il nostro corpo adorno.