Il silenzio del tempo.

Nelle notti senza vento

s’avverte il silenzio del tempo.

Si insinuano voci in pensieri

da un altro mondo, da un altro ieri.

E le radure sotto la luna e i pianeti

assaporano i fossili d’antichi vigneti,

uva divina, succo celeste

d’un tempo antico, d’un tempo agreste.

Dorme il cemento nudo,

rozzo manufatto di invasione,

mentre sotto

la terra rivendica di natura missione.

Oh tu che leggi,

non farti sordo a questa narrazione

ascolta il miliardo d’anni

di questa perenne evoluzione.

Scheggia tangente.

Un corpo, un’anima, una vita,

è questa la linea imperterrita e sfinita?

Un gioco a dadi ogni occasione persa

questa rara fortuna è così dispersa?

Della ruota immensa del divenire

si inclinerà l’asse ed io potrò fuggire?

Imparerò presto il mestiere

della scheggia tangente, lo farò a dovere

ed andrò via…

dovunque…purché immemore sia la via.

Orizzonti di memoria.

Fra le carte d’un romanzo, a pagine aperte, folle

scrivo i brandelli che il corpo stanco raccoglie.

Non v’è capitolo o tessera che non sia storia in-finita:

tracciato sospeso d’ogni possibile piccola vita…

Gli occhi, ancor oggi, non vagano spenti,

cercano, inesausti, la luce interna dei non vedenti:

Orizzonti di memoria… d’altri mondi scoria.

Acqua d’altrove.

Socchiuso ho le palpebre

ed ho visto il mare…

Nell’ondeggiare impetuoso nuotavo.

Riaperto ho gli occhi

il cielo bianco sfondava il soffitto.

In questo gioco di veglia

ho richiuso allo sguardo il sipario

ed ho visto scorrere un fiume.

Dio che pace!

Dolci sinapsi di viaggio felice

l’acqua d’altrove è di mia vita nutrice.

Fuori tempo.

Io lo so.

La mia è una voce che vibra fuori tempo.

Sarà quel provenire dal profondo,

zona d’abisso d’altro infinito mondo.

Troppi vissuti suonano in lontananza

e s’affollano nel cuore senza speranza.

Nicchie di vita sussurrano la via tradita

ed io cedo in melodia alla vigliacca nostalgia.

Canto, allora, la via dispari del disperso

gli anfratti aritmici del tempo perso.

Ah! La Boheme…

Vivo! E come vivo? Scrivo.

Caro ingenuo tenore…

canta questo verso con tremore.

E  amo quest’aria di Puccini

aria semplice chiara, la respiri.

Dal profondo diaframma

la riverso, la ricanto

come un bimbo attratto in incanto.

E la mia Mimì anche lei scrive e vive

e sogno anche per noi una soffitta

tra i cieli bigi  non importa sia Parigi

ci basterebbe un buco di culo di mondo

con frammento di cielo fra stelle vaganti

e dire vivendo amori stravaganti

dirli nel canto e nel sussurro

ogni notte…

pasteggiando con pane duro e burro.